ESSERE SE STESSE PER ESSERE LEADER

Ho letto in questi giorni il libro curato da Simona Cuomo e Martina Raffaglio Essere leader al femminile (Egea 2017). Si tratta di una serie di saggi che, parlando di leadership, ci conducono lungo un percorso più ampio, nell’esplorazione del “femminile” in generale. Una riflessione vasta e interdisciplinare sull’essere donne oggi, davanti alle sfide imposte dall’intreccio tra i nostri ruoli tradizionali (di mamma e compagna) e le nuove possibilità che ci si sono presentate con l’ingresso nel mondo del lavoro.

Un intreccio non sempre facile da gestire, come ben sappiamo, non solo dal punto di vista pratico della conciliazione dei tempi, ma anche dal punto di vista psicologico. Proprio con l’acquisizione di maggiori possibilità di autoaffermazione, indipendenza e autonomia, le donne si sono trovate a sperimentare nuove fragilità, legate alla difficoltà di tenere insieme i diversi “sé” richiesti da ruoli talvolta quasi divergenti: quello tradizionalmente maschile di gestione del potere e quello invece della gestione della vita familiare. Iperattivismo, senso di inadeguatezza e mancanza di autostima finiscono così per travolgere molte donne, laddove si sentono costrette a negare la propria autenticità per farsi strada in contesti in cui il “maschile” è da sempre dominante.

Di contro alla tentazione di assumere un atteggiamento maschile sul lavoro, costruendosi una leadership autocratica, le autrici propongono una leadership costruita intorno all’identità femminile e alle specificità dell’essere donna; una leadership sì assertiva ed efficace, ma capace di ruotare intorno all’identità profonda della donna, e quindi democratica, inclusiva, accogliente, partecipativa e capace di integrare a sé la diversità.

Un percorso certamente non facile, ma imprescindibile per noi donne e per la società nel suo complesso.

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