IL VERO SIGNIFICATO DI “FOLLOW-UP”

Martedì anche il mio piccolo inizia la scuola. La scuola elementare. Sembra impossibile, ma non ci sono dubbi: sono passati sei anni da quel giorno di agosto, sono passati e ci hanno lasciato tante cose. Emozioni, lacrime, persone, amicizie, volti che non dimenticheremo. Quello che questi anni ci hanno tolto, e cioè la spensieratezza di una volta, non conta niente rispetto al miracolo che si rinnova ogni giorno di avere qui il nostro bambino senza il quale non saremmo mai stati gli stessi.

E poi, ogni anno, ecco il follow-up. Solo le mamme che hanno visto i loro bambini in Tin, e che si scambiano un whatsapp la sera del tipo “domani followup (faccina con gli occhi al cielo)” sanno cosa racchiude quella parola inglese traducibile semplicemente con “seguito”.

Siamo contente che esista, il follow-up, e ogni anno ci piace incontrare i medici che seguono questi bambini e sono felici di vederli crescere. Sappiamo che è un bene che siano monitorati nella loro crescita e nel loro sviluppo cognitivo. Siamo mamme molto attente e ci rendiamo conto già da sole di come stanno i nostri bambini. Eppure…eppure ogni volta un filo di ansia ci accompagna per quel corridoio. Si fa sempre più sottile, ma resta. E una parte di noi vorrebbe prendere il bambino e portarlo via, per non permettere a nessuno al mondo, neanche ai suoi bravissimi dottori, di dirci come sta, come è, come respira, come cresce, come pensa. Lo guardiamo lì sul lettino o sulla bilancia, tutto allegro, e vorremmo prendercelo e tenerlo stretto.

Ed è strano pensare a come, una volta, eravamo terrorizzate dall’idea di avere un bambino con la benché minima imperfezione. Dopo la Tin, invece, per noi solo una cosa conta davvero: che i nostri bambini siano felici.

E questo, in fondo, è il più prezioso “seguito” di un’esperienza come quella della prematurità, ed è un tesoro, una consapevolezza, che vorrei poter regalare a tutte le mamme del mondo, anche a quelle di bambini che da una Tin non ci sono mai passati.

Sono stata fortunata, il mio bambino sta bene. E lo sapevo anche questa mattina, mentre lo accompagnavo all’ospedale dove è nato per il suo follow-up.

Però una volta a casa, salutati i bambini che se ne sono andati felici con i nonni, ho accarezzato la mia gatta che non vedevo da alcune settimane. L’ho sentita strusciarsi morbida contro le mie gambe, ho guardato le sue zampine bianche e i suoi occhioni verdi e per un motivo che non so spiegare fino in fondo, ma che c’entra sicuramente con il follow up, mi si è sciolto un nodo in gola e ho percepito con una lucidità inaudita quanto siamo fragili e, allo stesso tempo, molto, molto forti.

 

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6 responses

  1. È il primo post del tuo blog che leggo e mi hai commosso.
    Io non conosco questi controlli, perché i miei gemellini sono nati prematuri (e il maschietto di basso peso) ma di 35 settimane + 3, per cui è chiaro che è diverso da chi nasce di 31 settimane o meno, però comprendo l’ansia e quel che scrivi dell’esperienza in TIN. Il nostro bimbo vi è rimasto solo 12 giorni ma mi è bastato per capire almeno in parte ciò che dici. Ora noi siamo nel vortice dei vaccini, dei controlli dell’udito, delle ecografie alle anche, del cardiologo ecc. ma so che è nulla in confronto a quello che affrontano le mamme dei bimbi forte,ente prematuri e cerco di farmi forza con questa comsapevolezza.

    • Grazie Mamma avvocato, sì certo, chi entra in Tin anche “solo” per pochi giorni capisce cosa significa. E alla fine entrare lì ti cambia indipendentemente dall’età gestazionale dei piccoli!

  2. Che dire Giuli…solo che ti abbraccio.
    Non dimenticherò mai il tuo articolo, dopo molto silenzio, in cui spiegavi con lucidità mista a terrore ciò che era successo. Tutto avrei pensato tranne che ti fosse capitata un’esperienza così.
    I brividi mi erano venuti prima e mi sono venuti adesso…
    E niente…ti abbraccio.

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