RAGAZZI, LEGGETE E NON SARETE MAI SOLI – Intervista alla (meravigliosa) JENNIFER NIVEN

Sono appena rientrata a casa dopo l’incontro con Jennifer Niven, l’autrice di Raccontami di un giorno perfetto e di L’universo nei tuoi occhi, due romanzi dedicati agli adolescenti, usciti in Italia per DeAgostini. Confesso di non aver mai letto molta letteratura “young adults”, ma questi romanzi, che ho divorato nel giro di pochi giorni per prepararmi per l’intervista, hanno saputo appassionarmi e mi sono detta che, per avvicinarci al mondo dell’adolescenza e capire meglio i nostri figli siano estremamente utili, oltreché piacevoli dal punto di vista letterario.

I due romanzi parlano di argomenti delicati senza mai però risultare pesanti e senza scivolare nel didascalico. Raccontami di un giorno perfetto affronta, attraverso la storia di Finch e Violet, il tema del suicidio giovanile, mentre L’universo nei tuoi occhi parla di bullismo.

Jennifer Niven si è presentata all’intervista con una semplicità e una dolcezza disarmanti, e, proprio come nei suoi romanzi, mi è arrivata dritta al cuore. Credo sia scattata quella sintonia speciale e anche un po’ rara che permette di svincolarsi dalla griglia dell’intervista per essere semplicemente due persone che chiacchierano di libri e di cose importanti. In quella mezz’ora si è messa in gioco e, oltreché dei suoi libri ha raccontato se stessa, senza filtri e con emozione.

Suicidio e bullismo: perché due temi così delicati, così difficili?

Ho scritto due romanzi su questi temi per motivi personali. Anni fa ho amato un ragazzo che si è suicidato molto giovane. Nel 2013 poi il mio agente letterario è mancato; in quel periodo stavo scrivendo un romanzo per adulti e ricordo che in una delle ultime conversazioni che ho avuto con lui mi ha disse: “la prossima volta, scrivi il romanzo che più desideri scrivere, anche se ti terrorizza”. E così ho fatto: ho scritto di Finch e di Violet. Nel caso di L’universo nei tuoi occhi e del tema del bullismo, ne ho scritto sia per motivi personali che basandomi su persone che ho conosciuto. E così sono quindi approdata alla narrativa young adults: penso che quando si parte dal personale ciò che si scrive diventi più rilevante e risuoni maggiormente in chi legge.

Quando scrivi pensi alle tue emozioni da adolescente? Pensi che, al di là delle modalità espressive (social, cellulari ecc), di fondo le emozioni degli adolescenti di oggi siano le stesse che avevamo noi? O oggi gli adolescenti sono più fragili?

Io penso che certe emozioni siano semplicemente universali e che quindi, di fondo, gli adolescenti di oggi siano come eravamo noi. Anzi, credo che in fondo le emozioni vadano anche al di là delle differenze di età e che siano comuni a tutti gli esseri umani. Gli adolescenti di oggi grazie alla rete hanno l’opportunità di parlare molto di più di noi, di confrontarsi come noi non potevamo fare sui temi che li riguardano, anche al di là delle distanze geografiche, e questa per loro può essere una forza.

Libby, Jack, Finch e Violet sono i personaggi principali dei tuoi romanzi (Libby e Jack in L’universo nei tuoi occhi, Finch e Violet in Raccontami di un giorno perfetto). Chi tra loro è più simile a te ed è stato quindi più facile da raccontare? Chi invece è più lontano da te?  

In realtà Finch è sicuramente il personaggio più lontano da me, ma è stato facile scrivere di lui. Certo per lui, come per Jack, ho dovuto fare molte ricerche per descrivere bene il loro sentire e la loro condizione [Jack in particolare è affetto da prosopagnosia, un disturbo che impedisce di riconoscere i volti delle persone]. Violet invece è il personaggio più simile a me e proprio per questo non è stato semplice scriverne. Ho dovuto riscrivere parecchie volte alcune parti dedicate a lei proprio perché è molto vicina a me. Quando si scrive di qualcosa di personale, la sfida è quella di prendere le distanza dal personaggio per conferirgli la tonalità giusta.

Nei tuoi due romanzi i personaggi femminili sono sempre più forti rispetto a quelli maschili, nonostante i grandi dolori che hanno dovuto affrontare. Credi che davvero le ragazze siano più forti dei ragazzi?

Non vorrei generalizzare, ma posso dire di arrivare da una famiglia con molte donne forti, che hanno dovuto far fronte a grandi perdite e sono poi uscite dal dolore più vibranti e con una maggiore comprensione del mondo.

Soprattutto in Raccontami un giorno perfetto ci sono tante citazioni letterarie, anche del nostro Cesare Pavese: pensi che la letteratura e la lettura possano aiutare i ragazzi ad affrontare le emozioni dell’adolescenza?

 

Assolutamente sì! Credo che leggere sia fondamentale. Io sono cresciuta in una casa piena di libri e i miei genitori erano grandi lettori. Quando avevo 10 anni la mia famiglia decise di trasferirsi dal Maryland all’Indiana e io pensavo che la mia vita fosse finita. Allora mia madre mi regalò un libro di Judy Blume e mi resi conto, leggendolo, che parlava esattamente di quello che stavo vivendo io. Allora compresi appieno l’importanza di rivedersi e ritrovarsi in una pagina scritta e di capire così che non si è soli.

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