VIAGGIARE CON I BAMBINI: UN SENSO ANCHE PER I PIU’ PICCOLI

In partenza per un viaggio transoceanico con tutta la famiglia, riprendo questo post di quattro anni fa e lo sottoscrivo nuovamente…anche se oggi i bambini sono più grandi e ricorderanno tanto delle prossime settimane e della grande avventura che stanno per vivere…
L’avevamo già fatto varie volte con il nostro primo figlio, quando era piccolo, ma ancora non avevamo organizzato un viaggio per tutti e quattro. Quest’anno abbiamo deciso, all’ultimo, di prendere un aereo e partire, per visitare, tutti insieme, una bella capitale europea. Niente di esotico o di avventuroso, che dobbiamo tenere conto dei pregressi problemi di salute del nostro bimbo piccolo (due anni compiuti il giorno prima della partenza), ma pur sempre di un viaggio si trattava.
Mi è capitato di sentir dire a qualcuno che portare in giro i bambini piccoli è un po’ da egoisti: mamma e papà, abituati a viaggiare prima dei figli, ora non ci vogliono rinunciare e quindi obbligano i figli, che non desidererebbero altro che passare tre mesi a giocare con palette e secchielli sotto l’ombrellone, a girare per città, musei, paesini, villaggi e paesaggi che, da grandi, neppure ricorderanno. Li costringono a passare ore in macchina o in aereo, a prendere caldo, a mangiare cose alle quali non sono abituati.
Allora mi sono chiesta: che senso ha portare in viaggio un bambino piccolo?
E mi sono data  tantissime risposte.
Intanto il gusto del viaggio inizi ad assaporarlo quando sei piccolo, come è successo a me.
E’ vero che poi, da grande, non ricorderai nulla di quel paese o di quella città, ma ti rimarrà dentro lo spirito della scoperta, l’atmosfera d’avventura, di attesa, di movimento, di curiosità.
All’aeroporto o alla stazione avvertirai la frenesia della gente che parte, di chi corre per afferrare al volo la propria strada, l’eccitazione di chi arriva a destinazione nell’abbraccio di chi ama o l’esitazione di chi cerca un cartello con il proprio nome.
Non ricorderai i singoli monumenti o i quadri esposti in qualche pinacoteca, ma comincerai a intuire che il mondo è grande, che non tutti parlano come la tua mamma e il tuo papà, che non tutti mangiano quello che mangi tu, che non tutti pagano la spesa con gli stessi soldini che hai visto a casa.
E poi vivrai un’esperienza che è davvero lo stare insieme nel modo migliore: la scoperta, la diversità di ogni istante, i chilometri percorsi pur di conoscere ancora e ancora, pur di vedere, anche solo per un attimo, quel pezzetto di città davvero imperdibile; la stanchezza della sera, quando ancora si deve cercare un ristorantino dove mangiare e dove raccontarsi cosa ci è piaciuto di più.
Credo che la magia del viaggiare riesca ad arrivare anche ai più piccoli più di quanto si possa immaginare.
“La vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da fare a piedi”, ha detto Bruce Chatwin.
Sottoscrivo.




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2 responses

  1. Bellissimo post che sottoscrivo in pieno….anche noi non abbiamo mai rinunciato a viaggiare dopo la nascita di Fede e non abbiamo mai fatto le vacanze cosiddette “a misura di bambino” semplicemente perche’ non ci piacciono…
    Fede ha da subito capito alcune cose fondamentali per un viaggiatore:
    1) sull’aereo si mangia quando te lo portano senza starsi troppo a chiedere se sia colazione, pranzo o cena
    2) ottimizzare il proprio bagaglio portando l’essenziale ma soprattutto l’utile, tipo qualcosa per passare il tempo durante i viaggi (lui ha dvd portatile, ipod e libro da sempre)
    3) avere sempre la macchina fotografica a portata di mano per cogliere l’attimo imprevisto
    4) osservare tutto quello che ci circonda chiedendo ogni volta che qualcosa non ci e’ chiaro o colpisce la nostra attenzione
    5) mangiare e dormire dappertutto senza aspettare un letto comodo o una tavola apparecchiata
    Ora che ha 9 anni e’ un piacere portarlo in giro, da sempre e’ instancabile basta dargli un obiettivo tipo “oggi ci aspetta il castello dei templari” e non si ferma mai….raccontargli la storia del posto che si visita cercando differenze e similitudini con la propria realta’ e cercare souvenir da riportare a casa tipo pietre, sabbia, pigne, legni, ecc rigorosamente non comprati nei negozi
    Chi si fa le paranoie per i bambini vuol dire che tanta voglia di viaggiare non ce l’ha e cerca un alibi come un altro per starsene a casa, mia opinione ovviamente

  2. sottoscrivo il tuo post in tutto. anche a noi piace viaggiare e credo che limitarsi non sia giusto. per i genitori ma anche per i figli che perderebbero l’occasione di fare/vedere/sentire tutto quello che hai così ben descritto. va da sè che quando proprio sono piccoli il viaggio va comunque strutturato un po’ a loro misura. io cercavo sempre anche un posto che fosse parco museo o altro adatto a loro

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