PAPA’ IN SALA PARTO: SI’ O NO?

 

Questa mattina, guardando la galleria fotografica di Huffpost sui papà in sala parto, al primo incontro con i loro bambini, mi sono chiesta nuovamente: papà in sala parto sì o no? Ormai la questione, ahimé, non mi riguarda più personalmente, però è questo un tema molto dibattuto. Sostenitori dell’esclusione dei papà dalla sala parto sono per esempio i due ginecologi francesi Michel Odent e Frederick Leboyer, mentre uno studio recente afferma che la presenza del papà in sala renderebbe ancora più doloroso per la mamma il parto.
In realtà penso che sia semplicemente una decisione che va presa in tutta serenità dalla coppia: né la mamma né il papà dovrebbero sentirsi obbligati in un senso o nell’altro.
Personalmente, quando ho avuto il mio primo figlio (con il secondo è stato tutto più complicato), la presenza di mio marito è stata fondamentale.
Partorissi altre mille volte, mai rinuncerei a lui. Portatemi via ginecologi, ostetriche, anestesisti, ma non mio marito.
Un cronometro nella misurazione della frequenza delle contrazioni.
Un mago nell’interpretazione del monitor.
“Il battito del bambino è regolare”. “Adesso ne arriva una forte, respira”.
Respira?
Ho iniziato a pensare che avesse seguito un corso pre-parto di nascosto.
Quando siamo passati in sala parto, si è appostato vicino a me con aria professionale. “Stiamo spingendo”, ha detto a un certo punto al telefono a qualche impaziente là fuori. Quando ormai la maggior parte della fatica era fatta, e sembrava che il bambino dovesse nascere di lì a poco, sono subentrate delle complicazioni e ho dovuto fare il cesareo d’urgenza.
A quel punto mio marito era perfettamente calato nella parte. Adesso mi taglia lui, ho pensato.
Sicuro.
E’ laureato in medicina e non me l’ha mai detto. Lo assumono.
Il ginecologo non è che spiegasse molto.
Confabulava con l’ostetrica.
“Tranquilla, Giuli, il bambino non è in sofferenza” – ha detto mio marito.
Se lo dice lui, è vero di sicuro.
Forse quando la sera stava le ore al pc studiava come leggere i monitor in sala parto.
Adesso ho capito.
Dopo il cesareo sono stata parcheggiata in una sala un po’ affollata.
C’erano tutti i papà tranne lui.
Ecco, gli stanno facendo un colloquio.
Oppure sta facendo partorire un’altra mamma.
Ad un certo punto è arrivato.
Si era perso, non mi trovava più.
E nessuno gli diceva dove mi avevano messa.
Non è riuscito a non tradire l’emozione.
Aveva gli occhi lucidi.
“E’ bellissimo, Giuli”.
“Ha solo la testa un po’ lunga, ma tra qualche ora gli va a posto” -.
ha aggiunto.
E’ anche pediatra.
Oltre che un marito fantastico
e un padre meraviglioso.
No, no, partorissi altre mille volte, vorrei sempre con me mio marito.
Con buona pace dei nostri luminari francesi e degli scienziati inglesi.

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3 responses

  1. hahaha… Se mai dovesse capitarmi te lo chiederò volentieri in prestito 😀
    Bellissimo post. Ricco di humor su un evento difficile come il parto. Quasi quasi mi decido. Anche se, per la legge di Murphy, sono sicura che a me capiterà quello che sviene in sala parto. E mi toccherà pure, tra una doglia e l'altra, rianimarlo! :))

  2. sì guarda, per me è stato un momento molto bello, lo dico senza retorica. pensavo fosse molto peggio dal punto di vista fisico. mio marito è veramente il massimo in quelle situazioni, saprebbe infondere calma a chiunque!

  3. Giuli sei un mito! come descrivi tu le cose…neppure la Kinsella!
    Devo dire che pure mio marito è stato grande, alla fine del primo parto aveva una spalla quasi lussata e una mano stritolata….Distrutto ma felice.
    Io però… non lo presto!

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