WONDER: IMPARARE LA GENTILEZZA

“Se non ti piace quello che vedi, cambia il tuo modo di guardare”: questa è la lezione di Wonder, il film di Stephen Chbosky tratto dai libri di Palacio. Sono stata a vederlo, come molti, durante queste vacanze con il mio bambino di 10 anni che ha letto tutti i libri e che ha amato molto anche la trasposizione cinematografica.
La storia la conoscete, è quella di Auggie, un bambino con il volto deformato da una sindrome, che affronta la scuola, il mondo e i coetanei per la prima volta andando alle medie, dopo essere stato seguito negli studi per i primi anni a casa dalla mamma.
Il punto è che questo film riesce a parlare di diversità senza alcuna retorica, ma restituendoci il punto di vista di tutti i protagonisti. Alcuni saranno in grado di guardare Auggie con occhi coraggiosi, capaci di andare oltre ai lineamenti del suo volto per conoscerlo davvero.

C’è la mamma, interpretata da una bravissima Julia Roberts, che trova il coraggio di buttare nel mondo il suo bambino perché sa che è giusto, anche se non sarà facile. C’è il papà (Owen Wilson), ironico, tenero, divertente, e c’è Via, la sorella maggiore, che pure alle prese con le difficoltà dell’adolescenza, ha imparato a restare in secondo piano perché l’attenzione dei genitori è tutta per il fratellino, ma gli vuole bene davvero (“Se ti fissano, lasciali fissare. Se sei nato per emergere non puoi passare inosservato”, gli dice il primo giorno di scuola). E poi ci sono i compagni, primo tra tutti Jack, che riuscirà ad andare oltre alla semplice curiosità o al fastidio per quel viso deforme, tanto da non accorgersene neanche più e da fare di Auggie, semplicemente, un caro amico e compagno di giochi, aiutando così anche gli altri a guardarlo, appunto, con uno sguardo diverso. Alla fine è il bullo, Julian, con la sua famiglia totalmente priva di valori, ad essere la figura più tragica.

Un film che parla di amore, di inclusione e di amicizia senza cadere nel pietismo, senza scivolare nei buoni sentimenti sdolcinati. Un film in cui la famiglia è luogo dove tutte le difficoltà, anche quelle all’apparenza insormontabili, possono essere superate.

La lezione della gentilezza: vale la pena che i nostri ragazzi la imparino presto. E anche noi, naturalmente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *