10 COSE DA NON DIRE ALLA MAMMA DI UN BAMBINO PREMATURO

Prematurità
Diciamolo: una mamma che ha avuto un bambino prematuro di pochi etti, a poche settimane di gestazione, non si scolla mai di dosso completamente le emozioni che l’hanno accompagnata nei lunghi mesi della Tin. Anche nel caso in cui, come nel mio, tutto finisca nel migliore dei modi.
Proprio perché la Tin  non si dimentica, e visto il gran parlare superficiale di prematurità che si fa ultimamente sulle riviste e in televisione, ecco alcuni consigli per chi in quella Tin non ci è mai entrato e si ritrova a non saper cosa dire a un’amica o conoscente che sta vivendo o ha vissuto un’esperienza così forte e così incomprensibile dall’esterno: essere la mamma di un bambino prematuro.
Ci sono frasi che, seppure dette in buona fede e con le migliori intenzioni, non vanno dette. E cose che non vanno fatte. Ecco le principali, secondo me.
1. “Anche un mio amico/cugino/parente è nato prima e tutto si è risolto bene”: non ditelo, a meno che non sappiate per certo che il vostro amico/cugino/parente è nato davvero prematuro tanto quanto il bambino della mamma con cui state parlando. Tenete conto che un bambino è considerato “prematuro” quando nasce prima della 37esima settimana, ma capite bene che tra un bambino di 36 settimane e un bambino, per esempio, di 25 settimane c’è un abisso infinito. Qualche giorno di incubatrice non è assimilabile ai lunghi mesi che ci deve passare un bambino nato di sei mesi, o meno, di gestazione.

2. “Un mio amico/un amico dei miei è nato negli anni Cinquanta prematuro, è stato messo in un scatola da scarpe al caldo e adesso è un omone grande e grosso”. Non ridete, vi assicuro che questa leggenda gira eccome e ne avevo anche già parlato. Si commenta da sola. Lasciate perdere.
3. “E’ solo questione di tempo, i medici sono bravissimi e con la tecnologia di oggi…”. No, non è solo questione di pazienza. E certo, i medici sono spesso bravissimi, ma questo, molte volte non è sufficiente. Non è che un bambino prematuro prosegua la sua cottura nell’incubatrice esattamente come nella pancia della mamma e poi, al termine, ne esca come se niente fosse. Un bambino che nasce tre mesi prima del termine, è un bambino che ha tutti gli organi immaturi, non pronti ad affrontare il mondo esterno. Quindi la pazienza, che pure è una componente fondamentale, non basta. Il bambino rischia complicazioni di ogni genere e conseguenze di mille tipi diversi.
4. “Non ne posso più di questa pancia, non vedo l’ora che il mio bambino nasca”. Eh lo so, a volte non si pensa bene e senza cattiveria si fanno delle gaffes terribili. Però fate attenzione, vi prego. Una mamma che ha partorito con mesi di anticipo, nel sentire una frase del genere, magari abbozzerà, riuscirà, forse, anche a fare una battuta del tipo “io quel problema non l’ho avuto”, ma, vi assicuro, vi detesterà.
5. “Io basta figli perché il mio parto è stato traumatico”. A meno che il vostro parto non sia stato davvero traumatico, non ditelo. E riflettete un attimo su cosa significa partorire un bambino di pochi etti che deve essere immediatamente intubato, senza sapere se sopravviverà.
6. “Anche il mio bambino era sottopeso alla nascita e ora è grande, vedrai”. Qui purtroppo non è questione di un bambino “un po’ sottopeso”, qui parliamo di bambini di pochi etti, meno di un kg, per intenderci. E quello del peso è solo uno, e forse neanche il principale, problema di un bambino nato gravemente prematuro.
7. “Certo se riesci a dargli il tuo latte è meglio/lo allatti?” Un bambino di pochi etti non ha la forza di succhiare, quindi, una mamma che vuole allattare deve tirarsi il latte 6-7 volte al giorno, consegnarlo alle infermiere che poi lo daranno al piccolo con il sondino. Si può fare, per carità, per me era un modo per sentirmi utile, ma insomma, già la pressione sull’allattamento è uno stress in condizioni normali, figuriamoci in questi casi…
8. “Per fortuna hai già un altro figlio”. Che centra? Un altro figlio, certo, ti dà la forza di reagire, perché devi esserci per lui che vive fuori da quell’ospedale, e che, magari, è ancora piccolo e ha bisogno di te. Ma è anche fonte di sensi di colpa, di ulteriore fatica. E comunque niente, neppure mille altri figli, potranno cambiare lo sgomento e il dolore di una mamma per il suo minuscolo bambino che lotta per la vita nell’incubatrice.
 
9. “Ho letto che oggi il tot per cento dei bambini nascono prematuri e che il tot per cento ce la fa senza problemi”. A parte il fatto che le statistiche a poco valgono in questi casi, perché il concetto di “mal comune mezzo gaudio” non funziona, tenete presente che, salvo in alcuni articoli più seri, le percentuali che vengono date si riferiscono alla prematurità in generale, il che, considerando che prematuro è già un bambino nato sotto le 37 settimane, ha ben poco senso.
10. Quando il bambino è ormai a casa, ci sono una serie di classiche frasi poco gradite, tipo:
“Che occhioni, che testona ecc…”. Ecco, evitate commenti sull’aspetto del bambino, anche se fatti con tenerezza. Certo, un bambino prematuro ha, almeno finché è piccolo, dei tratti caratteristici. Ma, senza retorica, la sua mamma non se ne accorgerà, finché qualcuno non glielo farà notare… Per lei sarà bellissimo, solo perché è vivo.
La mamma di un bambino con una storia così complessa, continuerà a legare, a torto o a ragione, qualunque cosa accada al suo bambino alla prematurità. Almeno per un po’ di anni. Di solito i piccoli prematuri vengono mandati a casa con il monitor per controllarne il respiro, tanto per dirne una, quindi non è che appena uscito dall’ospedale il bambino possa essere considerato esattamente come gli altri. Ci vuole tempo. Per cui, lasciate stare frasi del tipo: “Tanti bambini si ammalano spesso pur non essendo prematuri”. Ok, è vero. Ma un bambino prematuro ha di solito dei polmoni più delicati, a causa dell’intubazione o di altri problemi legati alla sua storia (infezioni ecc). Dunque, quando inizierà la materna, e si ammalerà come tutti frequentemente, la sua mamma attribuirà comunque la cosa al suo passato. E va beh, concedeteglielo. Lasciatela stare, basta paragoni. La storia del suo bambino è diversa, la sua bronchite è diversa, la sua polmonite è diversa,per lo meno nel senso che spaventerà di più la sua mamma.
Da ultimo, considerazioni “mediche” del tipo “Hai mai provato con le cure omeopatiche? Ancora l’antibiotico? Ma non ne prende troppi? Ancora una lastra? Il mio bambino deve fare un esame del sangue, mi sento male…”. No scusate, le cure omeopatiche mi vanno benissimo, ma qui parliamo di bambini che se non ci fosse la medicina, gli antibiotici, e le lastre, sarebbero già all’altro mondo. Lastre, trasfusioni, antibiotici di ogni genere, morfina…di tutto e di più si sono buttati giù i bimbi nei mesi di Tin, quindi, poche storie: se il vostro bambino deve fare una lastra o deve prendere un antibiotico in più…Va là, non succede niente. E comunque non lamentatevene con quelle grandi rompi scatole delle mamme dei prematuri!
E allora, cosa fare? Cosa dire? Non si dovrà arrivare a non farsi vivi per il timore di dire la cosa sbagliata…noooo! Chiamate, mandate un messaggio, solo per dire che ci siete. Quello è importante, e non si dimentica. E, semplicemente, ascoltate, ascoltate, ascoltate. In quei momenti non si ha bisogno di essere consolate o rassicurate, perché quello è impossibile, ma solo di sentire che gli amici e chi ci vuole bene cercano di capire, di comprendere.
Una volta un’amica mi ha detto: “posso solo provare a immaginare quello che stai passando, ma non ci riesco”. Ecco, appunto.

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