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Cos’è l’ARFID

Cos’è l’ARFID

I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) rappresentano al giorno d’oggi alcuni dei disturbi più conosciuti, tra questi il Disturbo Evitante Restrittivo dell’Assunzione di Cibo. Vediamo cos’è l’ARFID.

Come testimonia l’Osservatorio Pollicino, strumento di raccolta e analisi statistica e clinica delle richieste di aiuto ricevute tramite il Servizio di Numero Verde dell’Associazione, si assiste in questo senso a una diffusione crescente all’interno della popolazione. Tra i più coinvolti emergono i soggetti in età evolutiva, complice anche la propagazione sui social dell’argomento – spesso, inoltre, al centro anche della discussione mediatica – e la potenziale influenza che ciò esercita su di loro.

Proprio per la frequenza con cui se ne parla, è importante innanzitutto operare una distinzione tra i comportamenti che si configurano come disagi o come veri e propri disturbi, entrambi parte della più ampia categoria dei disordini alimentari. I primi sono quasi sempre condotte transitorie, tipiche di momenti specifici dello sviluppo, destinate ad essere successivamente abbandonate. Possono emergere dunque in concomitanza o in seguito a eventi quali lo svezzamento, i passaggi scolastici, la nascita di un fratellino o una sorellina. I secondi si presentano invece come quadri clinici strutturati, con sintomi specifici, una durata solitamente più lunga e il coinvolgimento di diverse aree di funzionamento, quali il sonno e l’alimentazione.

L’ARFID (Avoidant Restrictive Food Intake Disorder o Disturbo Evitante Restrittivo dell’Assunzione di Cibo)

A partire da ciò, un caso esemplificativo è rappresentato dalla differenza tra selettività alimentare e ARFID. La selettività si delinea infatti come una rigida scelta rispetto agli alimenti accettati durante i pasti. Può essere dunque una “bizzarria alimentare”, ossia un comportamento inusuale a tavola, che porta il bambino a volere, o al contrario rifiutare, cibi di un particolare tipo (ad esempio solo pasta in bianco, nessun alimento di un determinato colore).

Una tenace persistenza di questa selettività, insieme a condotte ancora più rigide e oppositive, possono determinare invece un quadro di ARFID – Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo –, che porta al rifiuto categorico di pietanze con un determinato odore, colore o consistenza. L’aspetto di limitazione riguarda perciò sia la quantità sia la varietà di alimenti ammessi dal bambino, fattori che incidono sulle curve di crescita in misura relativa alla severità del disturbo. Queste caratteristiche possono aiutare a distinguere quando a tavola si incontrano gusti e preferenze personali, momenti passeggeri di fatica o, invece, ferme opposizioni che possono rappresentare un inizio e indizio di disturbo.

Nonostante l’ ARFID non sia una condotta esclusiva dell’infanzia, è proprio da questo periodo che il sintomo alimentare acquisisce un significato comunicativo, e che i disordini possono cominciare a fare capolino. Il cibo può diventare infatti uno dei canali principali attraverso cui veicolare un malessere, una difficoltà, un’incertezza o una paura, ma anche una richiesta o un messaggio. Non sempre, però, è semplice comprendere i tentativi di comunicazione dei più piccoli, ecco perché, insieme e al fianco degli insostituibili genitori, può risultare fondamentale l’aiuto e il sostegno dei professionisti, tra cui il pediatra e, in caso di disturbi, un’équipe multidisciplinare.

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