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gestione della rabbia

La gestione della rabbia: il valore e il limite della rabbia

La gestione della rabbia in età infantile e adolescenziale sembra configurarsi come una delle questioni centrali della nostra epoca. In un contesto ipermoderno dai confini sociali sfumati, assistiamo, infatti, ad un progressivo infragilimento delle regole e a una svalorizzazione del limite. Questa complessità si traduce in una maggiore fatica e solitudine per chi possiede responsabilità educative, in quanto si muove all’interno di un discorso sociale che non sempre sostiene il valore di una sana frustrazione.

La gestione della rabbia in età infantile

Il confronto con il limite inizia molto presto. Già intorno ai due anni l’accettazione delle prime istanze educative, come il passaggio al lettino, può scontrarsi con risposte di contrasto da parte degli infanti. Più avanti, l’ingresso nella scuola primaria richiede al bambino lo sforzo di riconoscere la parola dell’autorità e di equilibrare la propria dimensione emotiva all’interno del gruppo classe. Per comprendere l’origine di queste tensioni, si può immaginare il bambino come un fiume animato da correnti, ovvero pulsioni irruenti che non possono essere semplicemente arginate con un “basta”. Senza questa spinta, il fiume diventerebbe uno stagno privo di vitalità.

La capacità di regolare i propri impulsi si sviluppa attraverso un processo simile all’apprendimento del linguaggio: il bambino impara a parlare rispettando le regole grammaticali, scoprendo che la punteggiatura funziona proprio da limite necessario. L’interiorizzazione di questi confini richiede un importante sforzo. Non sorprende, dunque, se un bambino, impeccabile fuori casa, sia più oppositivo tra le mura domestiche: la famiglia offre un porto sicuro in cui il piccolo si fida a tal punto da manifestare le proprie fatiche, cercando nell’adulto un riconoscimento della propria soggettività.

Educare a questa “punteggiatura emotiva” non significa imporre divieti arbitrari, ma insegnare il limite attraverso l’esempio. Mostrarsi adulti capaci di tollerare la frustrazione e di ammettere le proprie fatiche aiuta i più piccoli a sentirsi compresi. Accanto alla regola, diventa fondamentale introdurre la dimensione del desiderio, che per sua natura richiede il tempo dell’attesa. Al contrario, la tendenza contemporanea a promuovere una felicità priva di ostacoli rischia di eliminare l’incontro con la perdita, elemento strutturante per la crescita.

La gestione della rabbia in età adolescenziale

Con l’entrata in adolescenza, la rabbia si presenta sotto forma di una vera e propria tempesta emozionale e pulsionale, scatenata da un corpo sovente avvertito come ingovernabile. Si assiste al necessario scollamento tra il desiderio del ragazzo e le aspettative familiari, un passaggio cruciale per la costruzione dell’identità che spesso si esprime attraverso la sfida.  L’aggressività adolescenziale, oggi visibile anche nello spazio digitale, può rappresentare un celato appello all’adulto che esprime la necessità di essere visti nella propria soggettività e, al tempo stesso, il bisogno di incontrare un confine simbolico capace di contenere l’irruenza pulsionale. Accogliere queste istanze senza giudicarle, offrendo un ascolto autentico, permette ai giovani di sviluppare un pensiero critico e di imparare a interporre il giusto tempo mentale tra la spinta emotiva e l’atto pratico.

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