Partorire in casa

A Holliwood va di gran moda il parto in casa.

E anche da noi c’è chi ci ha provato o ci vorrebbe provare.
Ne parla Elisabetta Malvagna nel recentissimo libro Il parto in casa. Istruzioni per l’uso.
Se ne parla molto anche all’estero, per esempio in Francia (chissà la Badinter come è incazzata!).
Per carità, io sono per la libertà individuale.
Chi vuole partorire in casa lo faccia, perché no?
Certo temo che, nel mio caso, mi si presenterebbero dei problemi che Cindy Crawford o Elle McPherson non hanno avuto.
Dalle mie parti si creerebbe non poco scompiglio.
Mi sorge un primo dubbio: dovrei preventivamente convocare un’assemblea di condominio straordinaria?
La signora sotto di me si lamenta per il minimo rumore. Mi toccherebbe fare un parto silenzioso alla Kathy Holmes Cruise. Altrimenti quella comincerebbe a picchiare sul soffitto con il manico della scopa.
Sul mio piano abitano due gemelle settantenni che appena metto la chiave nella toppa escono per vedere il mio bambino.
Un parto accanto non se lo vorrebbero perdere per nulla al mondo.
Mia suocera approfitterebbe tra una contrazione e l’altra per stirare due cosine e dare una passata ai fornelli.
E poi la logistica.
A casa c’è sempre un gran casino.
Come minimo dovrei mettermi a riordinare tutto.
Già mi vedo l’ostetrica che apre l’armadio alla ricerca di un asciugamano e le piovono addosso tonnellate di biancheria.
E il postino, che arriva sempre nei momenti peggiori?
Già sento la sua voce nel citofono: “C’è da firmare per una raccomandata!!!!”.
“Scusi, sto partorendo, se può aspettare un attimo…ancora qualche spinta e ci siamo”.
Temo anche che mio marito si sentirebbe perso in casa con me fuori uso.
Cara, dove sono le lenzuola? Dove sono i vestitini? Non li trovo!
E poi al primo bambino cosa gli racconto?
Insomma, per quanto mi riguarda, tutto questo relax nel parto in casa non ce lo vedo.
Al prossimo giro, si torna alla Mangiagalli, no doubt.

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