I buoni propositi di settembre

Come da copione, anche quest’anno mi sono riproposta di cominciare a fare un po’ di moto.

Per essere più realista non ho pensato di andare a correre al parco all’alba, che tanto non lo faccio, o di iscrivermi in palestra, che poi non ci vado e mi ritrovo tutto l’anno a vergognarmi quando incontro il titolare della palestra sotto casa al quale avevo detto “grazie per il preventivo, domani mi iscrivo sicuro”.

Ho pensato di scaricare una fantastica App che ha strutturato un bel programmino su misura per me da fare in casa (nella speranza, nel mio caso vana, di farmi comprare abbigliamento e attrezzature tecniche, da vera sportiva).

Ligia, nei giorni prescritti, mi metto in sala, prima che si sveglino i bambini, e svolgo il mio allenamento con sottofondo musicale. Attualmente il tappetino da palestra (che usavo per far fare fisioterapia al mio piccolo), è stato mangiato dalla gatta Ofelia, quindi utilizzo, ma solo momentaneamente, giuro, il tappetino del bagno. Very Powerful (come direbbero i superfighi dell’App, che sono anche dei grandi motivatori).

I bambini quando mi beccano ridono. Strano.

E comunque questi signori che hanno messo a punto l’App hanno frainteso. Io avevo diligentemente compilato il form iniziale in cui si chiedeva in che stato ero, quanto moto ero abituata a fare, senza barare. Avevo barrato le caselline più sfigate e mi sembrava chiaro, lapalissiano e inequivocabile che sono a zero, una specie di ameba.

E invece no, questi sta mattina mi propongono degli esercizi che neanche fossi una appena rientrata da Rio.

Fatto sta che mentre mi applicavo con tutte le mie Great Expectation, sta mattina ho sentito un rumore inquietante provenire dalla cucina.

Ho aperto il grande armadio dispensa e per poco non vengo travolta da pile e pile di piatti: uno dei grandi ripiani stava venendo giù.
Con una prontezza che neanche i fighissimi simpaticoni dell’app, mi sono messa agilmente su un piede solo per sostenere la mensola con una gamba e ho tirato fuori tutti i piatti e le teglie. Sforzo sovraumano.

Intanto il programmino andava avanti. Il tempo di svuotare l’armadio ed era finito e mi chiedeva di valutare la difficoltà dell’allenamento.

Io ho segnato: sforzo massimo (stavo per morire, respiro affannoso, impossibilità di parlare, ecc. ecc.).

Dopodichè, per non restare per secoli con l’armadio in queste condizioni e tutti i piatti in giro, sono andata dal ferramenta e, alla faccia di mio marito che lavora proprio nel settore del bricolage (ma solo fuori casa!), mi sono ingegnata e con una perizia da Grand Bricoleur, che manco il top del top di Leroy Merlin, ho sistemato tutto.

Ecco qui, amiche mie, l’anno è ricominciato.

Alla grande!

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