I RAGAZZI CHE SIAMO STATI

Le parole di una ragazza di neanche 18 anni rivolte ai suoi genitori qualche tempo fa dalle pagine di Repubblica, mi hanno convinta di quanto andavo pensando da un po’. E cioè che questi ragazzi sanno essere profondi, hanno tanto da dare, sognano e pensano. Non vanno etichettati come una generazione sempre attaccata al telefono, incapace di vita vera ma solo di vita virtuale, di rapporti via social e non di relazioni dirette e sincere, fatte di incontri reali intensi e complessi.

Non ho ancora figli adolescenti, ma, in fondo, il rapporto con i nostri figli lo costruiamo fin dai primi anni. Il pensare che per essere felici abbiano bisogno di fare più attività, di avere più cose, di essere accontentati in tutto, di vestirsi bene, di avere delle belle scarpe, troppo spesso pervade la mente anche dei genitori più assennati. L’idea che per avere un futuro felice debbano essere super performanti in tutto, a scuola, negli sport e in qualunque attività svolgano, ha in realtà probabilmente più a che fare con la nostra realizzazione che con la loro.

Queste riflessioni le ho fatte quando, il mese scorso, mi sono ritrovata in un’aula univeritaria con circa duecento ragazzi sui vent’anni, mentre un docente di quelli speciali, di quelli che ce ne sono pochi, ha iniziato a parlare con il cuore in mano, del senso di questi primi anni di università e degli obiettivi che si poneva con il corso, di passione e di vita, di tutti gli aspetti di cui è costituito il loro sognare, il loro prepararsi un futuro, in questo mondo che non lascia grandi speranze, ma di fronte al quale molti ventenni scelgono di non arrendersi. Il brusio di fondo è cessato. La vibrazione dei cellulari, gli sguardi rivolti allo schermo, il frusciare delle pagine di libri e quaderni o il leggero tintinnio delle penne che cadono, il ticchettio delle dita sui tasti dei computer si sono fermati. Erano lì, tantissimi e in silenzio, rapiti dal sentire qualcuno che gli offriva non solo delle nozioni, ma un significato al loro essere lì, al loro impegno, al loro studio. Qualcuno che offriva una prospettiva più ampia e una speranza: se non quella di avere un lavoro gratificante e di guadagnare tanti soldi, quella di trovare un senso, una strada, un percorso, una possibilità di crescita vera.

Insomma, ho pensato che questi ragazzi ci chiedono solo di non dimenticarci i ragazzi che siamo stati. Diversi, sì. Immersi in tutt’altro contesto. Ma con la stessa voglia di essere, di sognare, di vivere. E lo stesso, sicuramente, si potrebbe dire per i nostri bambini più piccoli: solo il bambino che siamo stati può indicarci cosa davvero li rende più felici. Non perdiamolo di vista per inseguire tutto il resto: in fondo, solo la felicità conta.

 

4 thoughts on “I RAGAZZI CHE SIAMO STATI

  1. IL NOSTRO GRANDE PROBLEMA GIULIANA SEMPRE DETTO CHE NOI ADULTI PERDIAMO PURTROPPO IL BAMBINO CHE C’E’ DENTRO DI NOI.

  2. Giuliana se c’e’ una frase che mi innervosisce e’ “ai miei tempi i ragazzi erano migliori in questo o quello….” oppure i ragazzi di oggi hanno perso i valori…” e potrei continuare per molto…
    le trovo veramente delle frasi da vecchio, inteso non come persona anziana in senso anagrafico ma come colui che ha perso il contatto col futuro e vive di rimpianti….
    Per cui si concordo con te i ragazzi, tutti i ragazzi di ogni generazione, vivono di sogni e disperanze, potra’ cambiare il modo di comunicarle e di realizzarle ma non l’entusiasmo con cui affrontano la vita e noi adulti non dobbiamo in alcun modo tarpargli le ali nemmeno quando vogliamo semplicemente metterl in guardia…

  3. Bellissimo questo post, mi era sfuggito.
    Questa volta Giuli sono parzialmente d’accordo con te.
    Mi trovo nella fase di pre (con una) ed adolescenza (con l’altra) ed è dura. E’ verissimo che le basi si costruiscono da quando sono piccoli ma è altresì vero che ogni individuo (ed i ragazzi lo sono) sono entità uniche e speciali e in questa età “tirano fuori” tutto il loro “io” come giusto che sia e lo fanno di petto. Spesso lo fanno con arroganza, altre con una iperattività eccessiva, altre ancora con un’apatia assurda…quindi racchiudendo in un’unica parola posso dire che sono assai imprevedibili. Ciò che ti saresti aspettato magari non avviene e ciò che invece mai ti saresti sognato potesse accadere accade.
    La mia fortuna è che sono una madre presente, nonostante la mia costante assenza (lavoro tutto il giorno). Sembra assurdo mi rendo conto ma è così.
    Sono una persona estremamente permissiva ma allo stesso tempo estremamente rigida. Anche in questo caso sembra assurdo ma è la pura verità. Io difficilmente nego un’esperienza, difficilmente metto le mie paure avanti alla loro vita, ma sempre allo stesso modo la mia rigidità è legge. Appunto xkè sanno che è cosa rara.
    Ho mandato le mie figlie da sole all’estero che erano poco più che bambine (mi è spiaciuto a morte non aver potuto replicare x problemi economici) senza un minimo di paura o di ripensamento. Ma ho negato nel modo più assoluto “determinate feste” che x me tutto erano tranne che feste. Per dire.
    Ho letto con interesse la lettera di questa ragazza xkè mi tocca da vicinissimo. Nelle sue parole, onestamente, leggo egoismo. Solo quello. Apparentemente sembra voler quasi chiedere aiuto, chiedere una presenza (che forse effettivamente le manca) ma leggendo tra le righe mi pare volesse solo esternare ciò che ha fatto…e che lo ha fatto. Non so se rendo l’idea. Con la prima mi trovo “in ballo” in cose tipiche dell’età e il suo modo di parlare all’infinito e di raccontare nei dettagli e di chiedere dettagli…mi fa pensare che forse la mia costante assenza/presenza qualche effetto, forse e dico forse, un’effetto positivo lo sta sortendo.
    Con la seconda sarà diverso. Nettamente diverso. Palesemente diverso e se le premesse sono queste…mi vien da pensare molto più difficile. Rompere la corazza esterna (vista la sua estrema sensibilità ma chiusura di carattere) sarà dura. Bisognerà comportarsi in una maniera completamente diversa. Saper essere discreti ma allo stesso modo saper indagare nel modo giusto. Xkè chi tiene tutto dentro sa essere molto egoista ma allo stesso tempo soffre molto di più. Vedremo.
    Di una cosa sono xò sicura. Non potrò essere l’amica delle mie figlie…non ora. Xkè non posso stare sul loro stesso livello. Personalmente non lo trovo giusto.
    Si dice spesso che i ragazzi di oggi sono diversi da quelli del passato. Come dare torto a questa affermazione. Certo che lo sono. Migliori o peggiori non so. Diversi senza dubbio. Forse a mio avviso sono carenti di sogni, quello si. Con le ristrettezze del passato e con genitori diciamo “chiusi” (almeno dove abito io) forse i ragazzi di ieri avevano più obiettivi. Quelli di oggi, forse xkè fin troppo appagati…non stanno sviluppando questa cosa. E lo vedo in casa, non lontano.
    Certo è che spesso la generazione di oggi non riconosce il genitore quale figura guida o autorevole…ma alcune volte come “compagno di merende”.
    Scusa x la lunghezza del commento ma la sintesi non è il mio forte con gli argomenti che mi stanno a cuore.

    1. Cara CriCri ti ringrazio per il tuo bellissimo e lungo commento (che poi è quasi un post!). Sono in realtà d’accordo con te, anch’io penso che non si debba essere “amici” dei figli, e che un po’ di autorevolezza sia fondamentale. Certo è difficile tirare su questi ragazzi, vedremo cosa scriverò tra qulche anno, quando il mio grande sarà nel pieno della pre-adolescenza e della adolescenza….aiuto!!!
      Un bacio grande, Giuliana

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