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Il corpo e i videogiochi

Il corpo e i videogiochi

L’adolescenza è una fase di grandi cambiamenti, in cui il giovane è chiamato a costruire la propria identità, tra domande e interrogativi, assumendo una posizione di esplorazione, tensione tra l’interno e l’esterno, e a lasciare la posizione infantile per cercarne una nuova, nel viaggio verso l’età adulta. Uno dei protagonisti dei mutamenti che avvengono in adolescenza è senza dubbio il corpo: l’ingresso in pubertà implica infatti una serie di rapide trasformazioni corporee e può capitare che l’incontro con questi cambiamenti comporti turbamento e fatica.

Inoltre, il soggetto, impegnato appunto nella costruzione della propria identità, si confronta ora con lo sguardo sociale, che reclama la sua priorità sullo sguardo familiare, sempre prezioso e significativo ma legato soprattutto al tempo passato dell’infanzia. L’interrogativo cruciale in questa fase diventa dunque: “Chi sono io per l’altro?”.

Una domanda allora che ci si può porre è: come avvengono questi cambiamenti oggi nel digitale? L’Associazione Pollicino, da tempo, esplora e lavora proprio su questi aspetti, con la pubblicazione anche di testi come “In-corporati” (a cura di Pamela Pace, Mimesis, 2023) e “Connessi e sconnessi” (a cura di Pamela Pace, Mimesis, 2024), dedicati al rapporto con la tecnologia del corpo che, in questa interazione, può essere sovra stimolato, nascosto o protetto dietro lo schermo.

Senza dubbio, uno degli ambiti del digitale più diffusi nel tempo della crescita è quello dei videogiochi, fenomeno sociale che può intrecciarsi anche con alcuni compiti evolutivi, come la maturazione di abilità sociali e l’incremento di interessi e propensioni.

È importante ricordare che oggi la tecnologia è uno strumento pervasivo e sempre a disposizione, cosa che facilita il suo uso intenso e continuativo e che per questo presenta diversi rischi, anche nell’ambito videoludico. Questi possono riguardare, ad esempio, la classificazione del gioco (adatto, o meno, a diverse età), i contenuti (violenti o pacifici) e il tipo di community (non sono infatti infrequenti episodi di violenza psicologica nelle chat). Un altro grande rischio riguarda il potere esercitato dagli schermi. È infatti possibile sviluppare (e non solo per bambini e ragazzi) una dipendenza, classificata per altro all’interno delle tassonomie e dei manuali diagnostici di maggior riferimento nella pratica clinica.

Per questo è sempre importante lo sguardo del genitore, non esclusivamente di controllo, bensì anche di tutela e interesse nei confronti del figlio e delle sue attività.

Il corpo e i videogiochi, quale rapporto allora?

Tuttavia, è bene non demonizzare l’uso dei videogiochi, dispositivi con tante tipologie e sfumature differenti che, inoltre, possono offrire in alcuni casi una dinamica particolare. Il soggetto, infatti, non si muove all’interno del virtuale con il proprio corpo, le proprie fattezze e imperfezioni, ma può entrarvi indossando i panni di un avatar, ovvero un sé virtuale e che può essere modellato a proprio piacimento (i tratti fisici, la corporatura, l’abbigliamento e l’attrezzatura, ma anche i valori morali). Ciò può favorire nel giocatore un processo di identificazione attraverso la partecipazione attiva alle avventure dell’avatar e promuovere in adolescenza la sperimentazione di parti inedite, o ancora in via di sviluppo, anche del fisico.

Per molti adolescenti, infatti, la realtà virtuale, i videogiochi o i social rappresentano proprio un’occasione per sperimentare il mondo sociale proteggendo il corpo reale, che rimane al sicuro nella propria camera e che, nel digitale, può essere costruito e presentato anche con aspetti differenti. 

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