IL DESTINO DI BEAUTY E DEL SUO BAMBINO

Hai trent’anni e vuoi un futuro migliore, per te e per i figli che avrai. Del resto tua sorella è in Francia, e sta bene, o comunque meglio che in Nigeria. Parti con tuo marito, ti senti forte, pronta ad affrontare un viaggio lungo, difficile, ma sei giovane e forte, insegui il tuo destino, che è anche il nome di tuo marito, e lo immagini luminoso. Vai avanti senza paura, con il cuore pieno di speranza e Destiny per mano. Qui un po` se ne parla, di quei lunghi viaggi, ma è troppo difficile, da questa grande città italiana, immaginare davvero quel vostro percorso: un bel pezzo di Africa e un bel tratto di mare. Non è facile capire davvero quale dolore e quanta amarezza comporta lasciare il tuo paese e i tuoi cari sapendo che difficilmente potrai calpestare di nuovo quella terra e riabbracciare chi ami. Ma hai 30 anni e guardi avanti. E un giorno in Italia ci arrivi. Stanca, sfinita, forse già malata. Tu riesci a ottenere i documenti, tuo marito fa richiesta di asilo, siete entrambi fiduciosi. E lui trova anche un lavoro. Sembra che le speranze del viaggio si realizzino, e una sera senti di avercela fatta, quando, dopo aver fatto l’amore con tuo marito, avverti che qualcosa è cambiato: un bambino cresce dentro di te, giorno dopo giorno , affamato di vita, di felicità, di destino. E allora il viaggio acquista ancora più senso, perché quel bambino avrà un futuro migliore. Ma il destino, del quale il tuo compagno porta il nome, è amaro. Ti ammali. Forse te l’ha detto una dottoressa italiana gentile: non stavi bene, credevi fosse la gravidanza e invece era un male che ti mangiava la vita. E allora pensi a quella sorella in Francia, che potrebbe, magari, prendersi cura del tuo bambino, dare una mano a Destiny: non hai speranze per te, ma per il bambino che ti cresce dentro, sì. Tuo marito il lavoro l’ha perso, decidete di partire. Avete attraversato l’Africa e il mare, non ti spaventa certo andare in Francia, vicino, nonostante la neve e nonostante il tumore. Sei certa che ce la farai ancora, non per te ma per il tuo bambino. Poi arrivi a Bardonecchia e cerchi di passare quel confine. Tu potresti entrare, hai i documenti in regola. Ma tuo marito no. Per lui non c`è modo di percorrere quei pochi metri. Forse resti sospesa per qualche istante, chiedendoti se raggiungere tua sorella e affidarle il bambino non sia la scelta migliore. Ma no, non te la senti di lasciare tuo marito in Italia, di strappare il bambino al suo papà. Ti dici che avranno bisogno l’uno dell’altro, quando tu non ci sarai più. Intanto stai male, la pancia ti pesa, respiri a fatica. Ti lasciano davanti alla porta della stazione di Bardonecchia. E finalmente vieni soccorsa e portata a Torino. La situazione è critica, i dottori capiscono che per te non c’è molto da fare fuorché tenerti in vita il più possibile per quel bambino che porti in grembo. Tiri un mese, e poi il bambino deve nascere, non si può aspettare. È ancora presto, ma il piccolo, di 29 settimane, ce la può fare, con i suoi 900 grammi. Ma per te, Beauty, il viaggio della vita finisce, nella sala operatoria dove il tuo bambino nasce, a migliaia di chilometri da casa tua. Spero che tu, quando hai rivolto il tuo ultimo pensiero a quel bambino, abbia sentito di averlo lasciato a lottare in un luogo, la Terapia Intensiva Neonatale, dove le leggi dei confini sono sospese per lasciare spazio alla legge dell’umanità, che troppo spesso è altra cosa. In un luogo dove la vita di un neonato di neanche un chilo vale né più e né meno di quello che è: un piccolo tesoro prezioso, da custodire con cura, da far crescere. E tutto il resto non conta. Perchè anche in questo paese un po` sgangherato dove hai trascorso l’ultimo periodo della tua giovane vita, ci sono ancora luoghi e spazi così, dedicati alla vita e all`uomo in quanto tale.
Non sei riuscita a costruirti la vita e la famiglia che sognavi, ma quel piccolo che ora lotta per stare al mondo ha dato forse un senso al tuo coraggio, alla tua vita breve e difficile.
E un giorno, forse, sarà felice, come tu non hai mai smesso di desiderare per lui.

E ci lasci qui a pensare che i grandi fenomeni della storia, come questo flusso che dall’Africa arriva a noi come una grande onda inarrestabile, che talvolta ci spaventa, altro non è che l’insieme infinito di una miriade di piccole storie come la tua, Beauty.

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