Il grande assente (ovvero, quando un uomo non è in grado di inserire una spina nella presa senza fare rumore)

Intanto, buon anno a tutte voi care lettrici, care Mamme a Milano che avete ripreso ormai già da un po’ di giorni la vostra frenetica vita in questa città, diciamolo, un po’ grigia, di inizio anno.
Per me è un rientro in (quasi) solitudine, con mio marito volato nella Grande Mela per lavoro e io qui, con i pargoli e la solita vita.
Certo, l’assenza di un marito si sente. Soprattutto la sera. Quando, messi a letto i bambini, non riecheggia per casa nessuna delle consuete mille domande della sera (“dove hai messo questo? non trovo quest’altro… hai chiuso la porta? ecc ecc.).
Il momento clou, quello in cui proprio mi rendo conto della sua assenza, è però quello in cui entro nel letto, prendo il mio libro e mi rilasso. Non solo non devo rispondere a decine di quiz sulla collocazione dei più svariati oggetti, ma non sento i rumori molesti derivanti dal suo arrivo a letto.
Per prima cosa, tira giù la tapparella (ok, io mi dimentico sempre, lo ammetto).
“Amore” – gli dico speranzosa ogni sera – “fai piano che si svegliano i bamini”.
tratratratratratratratratra….SBANG!!!!!
Di solito faccio finta di niente, pregando che il piccolo continui a dormire e preparandomi già all’inserimento, da parte di mio marito, delle spine dei suoi vari devices tecnologici nelle spine.
Io non so se è solo mio marito (una volta però un’amica mi aveva detto di avere lo stesso problema con il proprio compagno!), ma pare che lui non sia in grado di inserire una presa nella spina senza fare casino.
Cerco di concentrarmi sulla lettura.
trac tttttrrrrac ….prima presa inserita.
tra tttrrrrraccc…seconda presa.
“Sta dera devo caricare anhe l’i-pad”, bofonchia tra sé e sé.
ttttrrrraaaaacccc.
Ecco fatto.
No. Non ha finito.
Apre il comodino.
Ravana.
sbang, badabum,
pezzi di cose che cadono, grovigli di fili elettrici in cui si impiglia di tutto
(a volte fa cadere anche la lampada dal comodino, giuro).
Trova quello che cerca.
Manca solo la sveglia per domani.
tic tic tic, plin plin plin
Fatto.
Nella sua postazione tecnologica finalmente si seda.
Spengo la luce.
Il bambino mi chiama.
Vado di là, sperando di cavarmela con un inserimento ciuccio.
Torno a letto, sperando che, magari,  si riesca a chiacchierare un po’, senza cellulari di mezzo.
Entro nel letto.
Lui dorme, sereno, perché sa che il giorno dopo tutti i suoi indispensabili dispositivi saranno belli carichi.
Mi giro e cerco di dormire, prima o poi ce la farò.
In questi giorni, invece, invece, gironzolo per casa fino a tardi, senza mai voglia di andare a dormire; poi, vado a letto: nessun rumore, nessuna spina da inserire (a parte la mia, che non fa rumore).
Nessun cellulare che cade, l’abat jour immobile al suo posto.
Lui e si suoi caricatori, mi mancano davvero, accidenti!

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