Il lungo viaggio di una mamma e il bambino che la aspettava

Non ho mai riflettuto molto sul tema dell’adozione,

perché ho avuto la fortuna immensa, e mai da dare per scontata,

di avere dei bambini quando li ho voluti.

Leggiucchiando qua e là ho visto che le adozioni internazionali sono in costante aumento e che nel 2010 sono state più di 4000.
Più di 4000 bambini = più di 4000 neo-mamme.
Recentemente poi, oltre a leggere la recensione del libro, pare bello, di Shanti Ghelardoni I ventidue canti di Doyel, ho incontrato una mamma che mi ha parlato di questo tema con tale passione ed entusiasmo che ne sono rimasta colpita.
Il lungo percorso intrapreso dentro e fuori di sé per diventare mamma.
L’attesa del viaggio che la condurrà lontano, in qualche parte del mondo.
L’esigenza imprescindibile di portare a termine quel percorso, anche se oggi le condizioni che l’avevano spinta a intraprenderlo sono inaspettatamente e meravigliosamente cambiate.
L’idea forte e potente di non poter abbandonare quel sogno, ma anche, e soprattutto, di non poter abbandonare il bambino che la aspetta.
Già, perché è convinta e sa, come solo una mamma può sapere, che da qualche parte nel mondo c’è un bambino che la aspetta.
Un bambino che aspetta non una qualunque mamma, ma proprio lei.
Proprio quella mamma lì.
Mi ha raccontato di sé un po’ titubante,
quasi timorosa che la prendessi per un’esaltata o una fanatica.
Invece a me questa storia del bambino che aspetta è piaciuta.
E ci credo anch’io.
E penso spesso al giorno in cui la mamma che viaggia e il bambino che la aspetta si abbracceranno.
In un momento in cui tanti anni di fatica e dolore e pianto e speranza e fiducia e sogni e sorprese,
acquisiranno uno straordinario senso per entrambi.

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