Il matrimonio del mio migliore amico

Alla fine è capitolato pure lui.
Si sposa.
Proprio quello che sedeva a scuola qualche banco dietro di me.
Quello che mi scriveva lunghe lettere sulla Smemoranda con l’inchiostro rosa.
Quello che c’era sempre anche quando non c’era.
Quello che ero gelosa delle sue fidanzate e gli raccontavo dei miei amori.
Quello che mi prendeva sempre in giro,
anche quando avevo 40 di febbre a Parigi e lui si portava il mio fidanzato dell’epoca a Pigalle.
Quello con cui sono andata dall’altra parte del mondo
e con cui ho bevuto tè con 45 gradi
sopra un tetto
sotto i fuochi d’artificio.
Quello libero per antonomasia,
che metteva le bandierine sul planisfero,
e ne aveva tantissime.
Quello del bianco o nero,
niente grigio.
Delle grande litigate.
Del non ci vedremo mai più.
Quello che nessuno ci ha mai capito niente,
neanche noi, in realtà.
Quello che basta una parola e ci siamo già capiti.
Che non ci vediamo mai,
ma sappiamo che ci siamo.

Si sposa.
Ancora non ci credo.
Con una ragazza della quale so una cosa:
non avrà mai tempo di annoiarsi.

Era ora che mettesse la testa a posto, il mio migliore amico.
Almeno io adesso mi sento un po’ Julia Roberts.

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