BAMBINI CHE MANGIANO SOLI

bambini

A me leggere queste notizie lascia addosso un’inquietudine strisciante, un disagio sottopelle che mi fa venire freddo. bambini

Perchè credevo che i bambini meritassero ancora un po’di rispetto, pensavo che l’infanzia venisse ancora tutelata, nel nostro Paese.

Nessuno vuole che chi non ne ha diritto paghi il costo più basso per la mensa, ma è chiaro che il provvedimento della sindaca di Lodi rischia di sembrare vagamente pretestuoso.

Sara Casanova, così si chiama il primo cittadino della cittadina lombarda (e sottolineo con stupore che oltretutto è una donna – che ogni tanto mi illudo che le donne abbiano una sensibilità diversa rispetto a certi temi), ha pensato bene che i bambini extracomunitari per restare nella fascia più bassa dell’ISEE, e pagare quindi il costo minore per la mensa, debbano presentare una dichiarazione del consolato del loro paese in cui si attesta che laggiù non hanno niente, dichiarazione che peraltro deve essere in italiano, con traduzione giurata. Nella pratica, i passaggi amministrativi sono intricatissimi se non impossibili, tra comuni, prefetture e traduttori giurati.

Tutti noi sappiamo quanto è complicato destreggiarsi nella burocrazia e quali sono i suoi tempi, quanto sia ostico interfacciarsi con gli uffici consolari, la loro lentezza, le loro code e l’inerzia generale.

Così i genitori sono costretti ad andare e tornare da scuola per prendere i bambini e farli mangiare, oppure, forse peggio ancora, i bambini mangiano un panino in una stanza a parte, per il rispetto delle leggi sanitarie che non consentono di portare cibi da casa.

E così, un regolamento pretestuoso, volto evidentemente ad escludere il più possibile i bimbi extracomunitari da un momento importante come quello della condivisione dei pasti, finisce per schiacciare, ancora una volta, i più fragili, i più deboli.

Non ci vuole chissà quale empatia o sensibilità per mettersi nei panni di un bambino che, al momento dei pasti, non può stare con gli amici, non può partecipare alle loro chiacchiere, ai loro scambi, no. Deve andare a casa, recuperato da una mamma o un papà trafelati che, nella pesantezza delle loro giornate, devono anche pensare a questo. E soprattutto devono rispondere alla più tipica e ovvia domanda dei bambini: perchè?

Quali parole potrà trovare una mamma di fronte a questa domanda? Non riesco a immaginarlo, perchè l’unica risposta fedele alla realtà suona davvero troppo crudele: perchè chi amministra questa città, non vuole. Semplice e tagliente.

Per fortuna molti altri genitori si sono mobilitati e hanno denunciato questa cosa; anche i presidi hanno fatto appello al buon senso e permesso ai bambini discriminati (chiamiamo le cose con il loro nome) di portarsi il pasto da casa, contravvenendo alle regole che lo impedirebbero.

In ogni caso, il lungimirante provvedimento fa sì che i  bambini mangino male e di corsa: un panino tutti i giorni non è un pasto adeguato. E, soprattutto, non tiene conto dell’impatto che sul medio periodo può avere l’infausta idea di falciare i sogni e le speranze dei più piccoli, facendoli sentire diversi dai coetanei: i bambini che sperimentano l’esclusione saranno adulti non integrati, infelici, rancorosi.

Insomma, pensavo che almeno l’innocenza dei bambini e le loro speranze potessero ancora essere preservate, in un paese come l’Italia. Ma, evidentemente, mi sbagliavo. E questo è davvero un amaro risveglio.

2 responses

  1. Vedi i presidi sono stati solidali contravvenendo ai regolamenti…ed ho paura che in questa Italia faranno la fine del sindaco di Riace il quale contravvenendo alle regole per il bene comune o meglio per rendere degna la vita di moltre persone si e’ ritrovato nei guai….
    Non avrei mai pensato di dirlo ma a volte invidio il fatto che tu ti sia allontanata da tutto questo clima di odio e razzismo…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *