SCUOLA: L’IMPORTANZA DI ESSERE FELICI

Questa settimana a scuola si è fatta una riflessione sul tema dell’importanza della felicità dei nostri bambini e ragazzi.

È scontato che tutti non desideriamo altro che quella, ma troppo spesso ci comportiamo come se fosse l’ultima delle nostre priorità, ponendo tutta la nostra attenzione ai risultati di verifiche, interrogazioni ed esami, a spese dell’esperienza umana e dell’essere felici giorno per giorno.

Non deve quindi forse stupirci troppo il fatto che il corso più popolare di sempre all’Università di Yale sia quello intitolato semplicemente “Happiness”, proposto dal Dipartimento di Psicologia.

Del resto sono sempre più allarmanti i dati relativi all’ansia e alla depressione negli adolescenti: se 30 anni fa il gruppo principalmente colpito da questi disturbi erano le persone tra i 35 e i 45 anni, oggi il gruppo di età che soffre dei più alti livelli di depressione sono i ragazzi tra i 13 e i 16 anni.

Ma a cosa sono dovuti dati così allarmanti?

All’uso dei cellulari e dei social, che, oltre a disturbare il sonno dei ragazzi, oggi sempre “allertati” nell’attesa dell’ultima notifica, esasperano il confronto con i coetanei, rendendolo continuo e allargato.

I ragazzi sono così sempre sotto pressione rispetto al proprio aspetto fisico, al proprio tenore di vita e alla propria vita sociale (o meglio dire “social”).

Non possiamo dare tutta la colpa ai cellulari, ovviamente. Sulle spalle dei nostri ragazzi grava una pressione fortissima che noi, proprio noi genitori, che per loro vogliamo il meglio, esercitiamo in continuazione. Con le migliori intenzioni e spaventati dall’incertezza che regna sovrana di questi tempi, ci preoccupiamo per i voti di verifiche e compiti in classe, pensando che quanto migliori saranno oggi a scuola i nostri figli, più facilmente troveranno domani un lavoro e una stabilità economica. Fin dalle elementari, proprio quando i bambini dovrebbero godersi l’infanzia, anni preziosi che non ritornano più, il buon risultato a scuola, ovvero il voto alto, diventa la misura del loro valore.

Di certo la scuola stessa, tra invalsi, verifiche, voti e totale disinteresse per gli aspetti emozionali dei bambini e dei ragazzi, invita i genitori, e quindi gli studenti, ad entrare in questa grande competizione per il voto migliore.

La notizia vera però è che tutte le statistiche possibili indicano tra i fattori determinanti per il successo accademico l’alimentazione, il sonno, la frequentazione regolare della scuola, il sentirsi felici, sicuri e supportati in modo positivo dai genitori. Conoscere più lingue straniere e sapere suonare uno strumento musicale sono pure fattori importanti per lo sviluppo mentale dei bambini e per costruire le capacità che veramente impatteranno sul loro futuro.

Chissà come, i voti alti alle elementari non compaiono nella lista. Proprio per questo sempre più scuole e paesi nel mondo si stanno muovendo verso modelli diversi. Tra questi, il Giappone, da sempre un paese in cui test e punteggi hanno grande importanza.

Dunque, che dire, la scuola deve cambiare e noi genitori pure.

In Italia abbiamo il tesoro, sempre citato quando si parla della nostra scuola, della così detta “cultura generale“. Ben venga la conoscenza della nostra cultura! Ma oggi, proprio mentre al telefono con una cara amica esaltavamo l’impareggiabile cultura generale che la scuola del nostro paese offre ai ragazzi, ci siamo fermate un attimo. Silenzio.

Ma in questi ultimi anni, siamo sicuri che la scuola abbia davvero formato ragazzi ricchi di cultura generale? Siamo proprio certi che i diciottenni italiani di oggi, pur mancando di una formazione pratica e al passo con i tempi, abbiano però, quello sì, una grande cultura generale? Cioè che conoscano la letteratura, la storia, la storia dell’arte ecc. ecc.?

A me qualche dubbio viene, a guardarmi intorno, e anche a vedere (e interrogare) i diciottenni che affollano le aule universitarie il primo anno. Molti di loro mi sono sembrati privi non solo di metodo di studio e di capacità di affrontare i problemi nel complesso, ma anche delle più centrali nozioni, proprio di quelle che la nostra scuola si vanta di inculcare come nessuna. Ma soprattutto, ora che ci penso, questi ragazzi appaiono oggi estremamente fragili dal punto di vista emotivo, al punto di mettersi a piangere, in un’aula universitaria, per un voto basso o una bocciatura.

Io credo profondamente nell’importanza della cultura generale, ma guardando al nostro paese oggi non mi pare sia così diffusa o che le ultime generazioni l’abbiano davvero introiettata.

Credo sia tempo di una bella riflessione sulla scuola, sul nostro modo di essere genitori e su come scuola e famiglia concorrono alla formazione dei giovani.

 

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