La classica mattina di una mamma a Milano

E’ nel momento esatto in cui suona la sveglia, alle 6.45 in punto, che la mia testa comincia a frullare, macinando all’infinito, incastrando come in un tetris diabolico i mille impegni e le mille piccole incombenze della giornata.
Innanzittutto, le decine di micro-azioni che mi porteranno davanti alla scuola e poi al nido con due figli presentabili.
Adesso devo cercare quel vestitino che voglio mettere, no, metto i jeans che sono già qui comodi.
Preparo le colazioni e non devo dimenticare i fermenti lattici per il piccolo, che poi prima di uscire deve prendere l’antibiotico.
Oggi il grande ha palestra: devo preparare la tuta e non dimenticare le scarpe che la maestra ha rimandato a casa da lavare (ma erano nuove, perché le ha riportate anche lui?).
Ovviamente c’è anche lo sciopero della Milano Ristorazione: prepara il pranzo al sacco, cara Giuli e, visto che non hai in tutta la casa, neanche in qualche borsa sperduta nell’armadio, una bottiglietta di acqua, devi passare anche dal bar del cinese sotto casa a prenderne una.
Ieri sera ho messo lo smalto e fa già schifo: impronte digitali e segni delle lenzuola, devo trovare un momento per toglierlo o meglio ritoccarlo. O meglio lasciare stare che non ho tempo.
Però anche sta Milano Ristorazione che sciopera sempre…
Oddio, al nido sono finiti i pannolini. Devo prenderli e metterli via.
Poco dopo iniziano ad arrivare altri input: “maaaammmaaaa! Hai preparato i panini? No, perché l’ultima volta ho rischiato di non mangiare e ero l’unico della classe con la mamma sbadata” (Sì, va bè, alle 11 ero a scuola con il sacchettino e c’era almeno un’altra mamma nella mia situazione).
“Giuliiii!!! Oggi compri per favore il latte di soia” (no ma questa svolta vegan di mio marito? Parliamone) “e anche la schiuma da barba piccola per i viaggi aerei” (ma se sta settimana non ti muovi da Milano, non puoi darmi questo input più sottodata?).
“Si sveglia poi il piccolino mmmmmaaammmmmma!!!! voglio il latte, a i biscotti non rotti, questi sono rotti, bisogna andare al supermercato a comprarli” (Ditemi che c’è almeno u biscotto non riotto, vi prego: eccolo qui, fantastico).
“Mamma il latte è troppo caldo/troppo freddo” (giusto mai).
Devo ricordarmi di ritirare quella roba in tintoria, e sistemare alcuni post.
Controllare se arriva quel libro da recensire, preparare qualcosa da portare alla festa di oggi pomeriggio.
Ah, fondamentale, chiedere alla palestra il kimono per il bambino, che, all’alba di aprile, si è scoperto futuro Karate Kid.
“Giuliiii! Io esco chiudi tu la porta. C’è anche da buttare l’umido, ci pensi tu” (ma certo! cosa vuoi che sia!).
Devo prenotare l’oculista per il piccolo e il controllo plantare per il grande.
Ah, e anche annulare l’appuntamento per un’eco per me, che l’ho già fatta altrove.
“Mamma!!! Dovè il grembiule? Hai cucito la tasca?”
“No, non l’ho cucita. Mi sono dimenticata. Vieni qui. zac zac, due graffette e è fatta, poi oggi te lo cucio”.
“Graffette? Greffette???? Mamma sei pazza”. “Sì lo so. Ma sono comode le graffette”. “Nessuno ha i grembiuli cuciti con le graffette”. “Questo è tutto da dimostrare, figlio mio. Se le metti bene non si notano”.
Bene, alla fine siamo pronti.
“Bambini, prendete i monopattini, che andiamo”.
“Aspetta, piccolino, non ti ho lavato la faccia, vieni qui in cucina”.
“Mamma, è gelata quest’acqua!” “Ma va là, gelata, non esageriamo!”
“Vieni qui”. Strofinaccio della cucina e via, non muore nessuno, mica ho tempo di andare in bagno.
“Zitti, non ditemi più niente. Fuori, Fuoriiiii!!!! tutti e due fuoriiiiii!!!!!!!!”.
Usciamo, chiudo la porta. Ce l’ho quasi fatta.
L’altro giorno, a questo punto, sento alle mie spalle una vocina affranta provenire da sotto il caschetto da fungo.
“Mamma….”.
Voce piagnucolosa.
“Cosa c’è? Adesso basta, non voglio sentire più niente”.
“Mamma, ma io non ho le scarpe e il tappeto dell’ascensore mi fa male ai piedi”.
“Oddio. No. Amore della mamma, scusa. Sono una pessima mamma”.
Riapriamo la porta, mettiamo le scarpe.
L’altro si lamenta: “facciamo tardi!”.
Eccoci qui, tutti pronti.
Una pettinata con la mano in ascensore.
E via, corro dietro ai monopattini.
Siamo a scuola, non ci posso credere. Ancora qualche minuto e saremo al nido.
E sono solo le 8.30.

6 thoughts on “La classica mattina di una mamma a Milano

  1. … troppo divertente! Giuli, leggendo è impossibile non visualizzare mentalmente la scena di questo povero bimbo con i piedini ignudi punzecchiati dal tappeto. Sei un mito, davvero!

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