La “commessa”

Lavora in quell’asilo da una vita intera.
Quando ci sono entrata per la prima volta,
era stata determinante nella mia scelta di mandare lì il mio bambino.
Sarà stata la stazza, accogliente e morbida,
sarà stata la simpatia,
i modi allegri, teneri e fintamente bruschi.
Mi era sembrata la persona giusta nel posto giusto.
Era stato subito chiaro che quel posto di lavoro era per lei una seconda casa.

Avevo notato che conosceva i nomi di tutti i bambini,
e anche dei fratellini più piccoli,
che alla mattina venivano parcheggiati lì accanto a lei,
mentre le mamme accompagnavano in classe i più grandicelli.

Aveva le lacrime agli occhi quando mi ha detto che da lunedì non ci sarà più.
Spostata non sa ancora dove,
perché il Comune, per risparmiare,
ha privatizzato il servizio di quelle che una volta chiamavamo bidelle,
oggi commesse.

E’ stata vicina al mio bambino quando ne aveva bisogno l’anno scorso.
E’ riuscita a fargli mangiare qualche boccone in più quando non toccava cibo.
L’ha fatto ridere quando era arrabbiato e triste e nervoso.
Si è commossa quando ha visto il mio piccolino per la prima volta.

Quando per risparmiare si mettono da parte le persone,
le vite, le esperienze,
un carico di amore per i bambini,
una grande passione per un compito,
che forse qualcuno considera poco importante,
quando si esclude dal lavoro chi ha fatto il proprio
mettendoci molto di più del dovuto,
allora è crisi davvero.

E non ci si accorge che si sta buttando alle ortiche un patrimonio prezioso e inestimabile.
Impoverendo ancora di più un angolino di Milano.

3 thoughts on “La “commessa”

  1. ciao Giuli, non mi conosci ma ti leggo sempre.
    se ti puo' consolare, e so che non lo fara', anche da noi e' successo una cosa simile, ma con le educatrici.
    non ti posso dire che passera', perche' non passera', ne' per lei, ne' per te.
    il senso di vuoto che questa cosa lascia non passa, ogni volta che ci penso e' sempre li', a ricordarmi che la vita, spesso, e' proprio ingiusta.
    anche loro erano li', ogni volta che mia figlia piengeva o aveva bisogno dime, c'erano loro.o ogni volta che mia figlia voleva semplicemente giocare.
    ora sono altrove, a consolare e far divertire i figli di altri, ma non per scelta.

  2. Sante donne quelle commesse! Anche all'asilo dei miei ce ne era una così, conosceva tutti i bambini per nome e i vari fratellini e sorelline e abbinava giusti bambini e genitori. Controllava tutto e sapeva tutto. Una volta ha bloccato la Principessa di due anni, che era scesa al piano terreno e si avviava da sola all'uscita, mentre io vestivo il Padawan davanti alla sua classe al primo piano. Ancora oggi penso a cosa avrebbe potuto succedere se non ci fosse stata la mitica Pina!

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