La reclusa

Non che una quando è in ospedale con il proprio bambino

pretenda di rimpinzarsi di prelibatezze
e di gozzovigliare a pranzo e a cena.
Ma magari ogni tanto mangiare qualcosina potrebbe essere utile.
In pratica in De Marchi, a meno che tu non sia una “madre nutrice”
(definizione tecnica della mamma che allatta),
rischi di digiunare per giorni e giorni.
Ovviamente il piccolino non può essere abbandonato tutto solo in stanza,
e quindi tu, povera mamma, già non esattamente contenta di essere in ospedale,
non ti puoi mai schiodare da lì.
In teoria potresti comprare i buoni pasto e andare a pranzare alla mensa della Mangiagalli,
così almeno ti scrivono sulla porta.
Già, ma il bambino?
Chi resta con lui mentre tu percorri i lunghi cunicoli che collegano i due ospedali, arrivi alla mensa, e prendi da mangiare e mangi?
Se poi capiti in camera con un fortunatissima “madre nutrice”,
oltre il danno la beffa:
finisci per invidiare chi mangia i manicaretti ospedalieri.
“Ma se pago”, ho chiesto una volta, “posso avere anch’io un pranzo?”.
Ma che domanda!
E collocare qualche macchinetta in reparto?
Non sia mai.
Ho sentito di mamme che, ricoverate sotto Natale,
si sono nutrite per giorni di panettone;
altre, come me, aspettavano il marito la sera
con i viveri,
e riempivano l’armadietto di schifezze per i giorni seguenti.
Insomma, nei periodi di ospedale ti senti un po’ una reclusa.
Accettato il digiuno,
ormai immolata ai figli,
ti pesa anche l’isolamento.
Se hai bisogno di qualcosa, sei nei guai.
L’altra notte mi serviva un po’ di latte per il bambino.
Per evitare al piccolo un trauma cranico per caduta dal letto,
mi sono affacciata al corridoio con il bambino in braccio,
staccando per un attimo il cavo del monitor,
che con quel guinzaglio al piede il raggio di movimento è ulteriormente limitato.
Nessuno.
Solo il leggero ronzio delle lampade al neon.
Torno al letto.
Vedo un pulsante.
Schiaccio.
Parte un allarme inarrestabile, fortissimo.

Provo a schiacciare di nuovo per fermarlo, ma niente.

Ancora un po’ e viene giù l’ospedale.
Tempo due secondi si presentano due pediatri e due infermiere, trafelati e in panico.
“Buonasera” – che l’educazione è sempre d’obbligo – “Avrei bisogno di un po’ latte per il bambino”.
“Ma quello è solo per le emergenze” – mi hanno detto nervosi.
“Scusate, ma io non ho trovato quello per le non-emergenze, e comunque
il bambino senza latte può diventare un’emergenza, in qualche modo, visto che non mangia da ore”.
Silenzio dall’altra parte.
L’ultima volta che, nel silenzio, ho visto mio marito uscire e chiudersi la porta alle spalle,
ho pensato al digiuno e all’isolamento.
Mi sono sentita consacrata all’ascetismo più totale.
E nella mente, potenza della letteratura,
mi è spuntata una frase di manzoniana memoria,
che evidentemente se ne stava nella mia testa dai tempi del liceo,
insieme alla Monaca di Monza:
“Disse sì, e fu monaca per sempre”.
Allora mi è venuto da ridere,
nel silenzio dell’ospedale.
Per i pensieri scemi che faccio sempre
anche nelle situazioni peggiori.

6 thoughts on “La reclusa

  1. Prima di tutto complimenti, non avevo capito, che c'era un nuovo in arrivo! Come non ti danno da mangiare se non allatti? A me al San Paolo tenevano i bambini per colazione, pranzo e cena. E la roba da mangiare non era neanche male.

  2. carissima Cenerella, no no noooo!!! Nessun nuovo nato, che in questo momento potrei morire! :)!
    Purtroppo con il mio piccolino mi capita ogni tanto di dover stare in ospedale qualche giorno per broncospasmo o simili…e lì in De Marchi le mamme non mangiano… :)! a meno che non siano con bambini molto piccoli ancora allattati al seno…
    Baci!!!!

  3. Ma povera….. Io sono stata al buzzi una settimana ma essendo appunto nutrice ricevevo i pasti… Ovviamente roba da bambino di 2 anni malato (minestrine e verdurine passate calde calde…. Al 25 di luglio!!!) ma x fortuna nn dovevo digiunare, ma anche x me valeva l'isolamento assoluto, le notti senza fine, dormire su una polroncina mezza rotta e deisamente sporca che con la cicatrice del cesareo fresca fresca era proprio una goduria…. E pure col piccolo nn è che fossero campioni di gentilezza, alle 6 anche se si era appena addormentato dopo ore di strilli toccava denudarlo e pesarlo, mah! Sicuramente ottimi medici e nel nostro caso anche umani, ma il funzionamento della struttura lascia alquanto perpless!!
    Spero torniate a casa presto!!!! Coraggio
    Mariella

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