La settimana prima di Natale…

Questa mattina dal panettiere non ero l’unica a ritirare vassoi di pizzette e simili.
Mamme di corsa con in mano sacchetti e sacchettini se ne vedevano dappertutto.
Del resto, queste sono giornate così, di feste, brindisi, canti di Natale, recite e saggi.
Una fatica immane, troppe le cose da ricordare.
Focaccine da una parte, biscotti dall’altra. Senza dimenticare i regali per le maestre dell’asilo, che quest’anno sono pure rappresentante di classe, giusto per non farmi mancare niente.
Domani dovrò incastrare anche la preparazione dei dolcetti da vendere al banchetto che verrà allestito alla festa delle elementari, ma oggi non devo scordare di prendere gli ingredienti.
E poi stirare il kimono per il saggio di karate che sarĂ  venerdì, ma oggi, dopo la festa dell’asilo, ci sono le prove.
Si schizza così da una parte all’altra, tra lucine e traffico impazzito, tra auguri e pacchetti, con la frenesia di salutare tutti, vedere tutti, festeggiare adeguatamente e fare foto e filmini.

Solo adesso cerco di fermarmi un attimo e pensare all’essenziale, al senso, se c’è, di questa follia.

E metto in borsa due pacchetti di fazzoletti.

Questo conta: oggi il mio piccolino parteciperĂ  alla sua prima festa di Natale, quella che non sapevo se sarebbe mai arrivata per lui, quella che dalla Terapia Intensiva non osavo neanche sognare.

Sono passati quasi tre anni dal giorno in cui sono uscita dal reparto, senza sapere bene quanta strada avremmo percorso a partire dal lungo corridoio dell’ospedale e, soprattutto, come l’avremmo percorsa.

E siamo arrivati qui, alla pazzia del Natale che poi, però, ammettiamolo, qualche emozione autentica riesce sempre a regalarcela.

Anche se, fuori da scuola, ci diciamo, ridendo, di sognare di arrivare direttamente al 26, saltando tutto quello che c’è in mezzo.

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