La terza mamma, tra la tigre e la chioccia (scegliete voi l’animale più rappresentativo)

Oggi, sulla scia della puntata 14 della web serie di Ivan Cotroneo Una mamma imperfetta (come sapete, 8 minuti al giorno sul sito del Corriere per riflettere sulla vita della mamme di oggi, e anche per sorridere), si è tornato a parlare della “mamma tigre”, definizione lanciata un paio di anni fa dal controverso saggio scritto dalla professoressa cinese di Yale Amy Chua “Inno di battaglia della madre tigre”.

Già due anni fa ne parlai su questo blog.
Ecco in soldoni cosa si intende per mamma tigre:

“Il concetto di base della mamma tigre cinese è che i piccoli cinesi, educati nella più rigida disciplina,

(roba che noi neanche riusciamo ad immaginare), siano dei piccoli geni della matematica e della musica.
“Coercizione” sarebbe la parola chiave delle tigri cinesi, che si contrappongono a noi, chiocce occidentali.

Tra le regole della simpatica mammina:
vietato invitare gli amici a giocare,
abolita completamente la tv,
attività extra-scolastiche imposte dai genitori,
pretesa del massimo dei voti.

La professoressa, tanto per fare un esempio,
racconta di quando fece imparare a una delle sue due bambine
un difficile pezzo al pianoforte:
insulti, minacce, esercitazione no stop senza neanche poter andare in bagno.
Alla fine sembra che la bambina, riuscita nell’impresa,
fosse contentissima e non volesse più smettere di suonare”.

Come due anni fa, anche oggi mi sento di dire che da questo modello manca la fantasia, la capacità di stare con gli altri e di scoprire e seguire se stessi e le proprie reali aspirazioni, non per forza coincidenti con quelle della mamma in questione.

Ma oggi aggiungerei qualcosa.
Se coercizione e pretesa del massimo comunque e sempre,
rischiano di caricare i piccoli di un’ansia eccessiva,
è anche vero che l’estremo opposto, ovvero l’assenza di regole, tanto di tendenza dalle nostre parti,
rende difficile, se non impossibile, in prospettiva, la felicità stessa dei nostri bambini.
Del resto, se ci pensiamo, sotto sotto, i bambini adorano le regole. Poche e chiare.
Le regole li contengono, li guidano, danno loro una direzione in modo ben più efficace di una mano sempre tesa.
Le regole insegnano loro a gestire la frustrazione e i “no” che nella vita sicuramente riceveranno.
Le regole, in ultima analisi, li rendono autonomi.

Quindi mi pare che né la mamma tigre né la mamma chioccia, alla fine, siano modelli da seguire in toto.
Come si potrebbe chiamare la mamma che educa alla responsabilità e all’autonomia?
Penso che queste siano le parole chiave.
E in tal senso, come scrive Monica Ricci Sargentini su “La 27esima Ora” oggi, credo che le mamme francesi debbano essere un po’ di esempio.
I ragazzi francesi sono molto più autonomi dei nostri.
E lo erano già quando io, dopo la laurea, mi ritrovai catapultata in una realtà, quella parigina, in cui una persona uscita di casa per la prima volta a 25 anni era guardata come un alieno.
Si deve iniziare quando sono piccoli, a renderli autonomi.
Anche se a volte ci costa fatica. Anche se ci sembrano fragili.
Non proteggiamoli troppo, diamo loro gli strumenti per proteggersi da soli dalla vita, quando sarà, come inevitabile, necessario.

2 thoughts on “La terza mamma, tra la tigre e la chioccia (scegliete voi l’animale più rappresentativo)

  1. Ah, il famoso difficilissimo giusto mezzo…
    Se proprio devo scegliere tra la tigre e la chioccia però mi schiero con la Chioccia!
    In generale comunque credo che la cosa essenziale, e più difficile, sia lasciare che i figli sbaglino, facciano i loro errori e si fortifichino lungo la strada…ma com'è dura.

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