L’acquario

Eccolo lì mancante della nostra vita.
Avvertivo un certo vuoto nella nostra famiglia, e, soprattutto, nella nostra sala.
Lo vedo in questo momento, che troneggia lungo la parete, tra la pianola, le costruzioni e la lavagna dell’Ikea, per l’ora ancora privo di vita. Ma presto si animerà. Non appena complessi equilibri chimici e biologici ci daranno l’ok.
Tutto è iniziato  quando una sera a cena il mio grande ha attaccato la questione cane o gatto, a scelta.
Io lo so che tra chi mi legge ci sono sicuramente mamme bravissime che, oltre a due tre bambini hanno anche cani e gatti da gestire.
Adoro gli animali, ma soprattutto quelli altrui.
No, no, non ce la posso fare.
Prendermi cura di un altra creatura, nutrirla, lavarla, curarla, vaccinarla… Tenermi in casa peli e sabbiette da pulire o, peggio, essere costretta ad uscire la sera sotto la pioggia al freddo con il simpatico amico a quattro zampe… e poi, lo dico, raccogliere cacche… No, grazie.
Non in questo momento, almeno. Due bambini più un marito soddisfano pienamente il mio desiderio di accudimento.
Allora, quella sventurata sera, proposi, magra consolazione, lo so, un bel pesciolino rosso, in una bella
boccia.
“Ma mamma, quando andiamo via? Come facciamo con il pesce?”.
“Bo, lo diamo a qualcuno, tanto non si affeziona”.
No, non era convinto.
Poi, è arrivato mio marito, che ha pazientemente covato questo desiderio dal giorno del matrimonio, proponendo l’acquario.
Per farvela breve, è comparso prima un libretto sugli acquari, e, a brevissimo giro, una passione irrefrenabile per i pesci ha fatto capolino nelle menti dei miei figli.
Dopo il tiro con l arco, le piante, i frullati vegan, è scattata la fase acquario, che ha travolto (quasi) tutti i componenti della famiglia.
Della serie “non possiamo vivere se non lo compriamo subito”.
Ok, ordine fatto ed eccolo lì, pronto
da riempire di bei pesciolini.
Io ho dichiarato che non me ne voglio occupare, ma ce la farò? Quanto durerà la fish mania?
Decorativo lo sarà sicuro, ma mi accontentavo di una cosa inanimata, che so, un quadro, una stampa, che almeno li appendi e non occupano spazio.
Sento già la responsabilità di quelle creature innocenti, mentre riemergono dalla mia memoria ricordi agghiaccianti di quando mio fratello aveva l acquario e i poveri pesci, saltando, si erano fritti sulla lampada.
Ce la faremo? E soprattutto, riuscirò davvero a non occuparmene?
A non fare un po’ da mamma anche ai nuovi arrivati?
Vedremo.

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