Le belle statuine del signor Ciro

Con il trasloco, si sa, qualcosa si perde sempre.
Ma le statuine del presepe no, vi prego.
Non è possibile.
Nell’armadio c’erano lucine, carte e casette,
ma delle statuine nessuna traccia.
Eppure era tutto insieme nella casa vecchia.
Dove sono le mie statuine?
Questo interrogativo mi assilla da giorni, ormai.
Ho cercato ovunque: solaio, cantina, ogni angolo e anfratto della casa.
Niente.
Non che fossero delle statuine di grande valore, anzi.
Erano in terracotta dipinta, piccoline, economiche e bellissime.

Le avevo comprate qualche anno fa alla Fiera dell’Artigianato.
C’erano anche le cassette della frutta e le galline.
E pure i maialini.
In seguito ero tornata alla fiera, ma quell’artigiano non l’avevo più trovato.

Nelle scorse notti insonni, pensando ai miei pastorelli abbandonati chissà dove,
e al mio Gesù Bambino che, probabilmente, quest’anno non vedrà la luce,
ho avuto un lampo:
l’artigiano, come si chiamava?

Ad un tratto, nella notte, un pensiero vivido:
si chiamava Ciro, Ciro Galoppante.
E stava a Napoli, of course.
Ho strattonato mio marito:
“Era Ciro Galoppante!”.
Niente, non si è reso conto dell’importanza della scoperta.

Accendo il pc e comincio a cercare:
quanti Ciro Galoppante potranno mai esserci al mondo?
Se poi consideriamo i Ciro Galoppante che fanno presepi,
credo che abbiamo ristretto le possibilità a una soltanto.

Esulto davanti al pc: ecco il numero, è un ceramista, deve essere lui.
Aspetto con ansia l’ora per chiamare:
magari potrò sapere se torna a Milano o se c’è il modo per avere alcune delle sue belle statuine.
Sono pronta e tutto.
Al mattino chiamo.
Mi risponde una signora.
Niente, ho sbagliato numero, mi dice, con un forte accento napoletano,
che lì non c’è nessun Ciro Galoppante.
Rifaccio il numero, forse l’emozione mi ha tratta in errore.
Risponde la stessa signora.
Le ripeto il numero e lei mi dice che il numero è giusto ma che a casa sua di un Ciro Galoppante che fa presepi non c’è traccia.
Ringrazio e riattacco scorata.
Ma non posso arrendermi.

Non mi resta che lanciare un appello, sperando nel miracolo natalizio:
Signor Ciro, io rivorrei tanto delle statuine proprio proprio uguali identiche a quelle che avevo.
Dove è finito?
Non mi dica che devo venire a Napoli per trovarla.
Su internet c’è un indirizzo di Secondigliano.
Quasi quasi vado.
Alla peggio mi ritrovo a casa della signora con cui ho parlato due volte al telefono.
Che, dall’impostazione, secondo me un piatto di pasta e una fetta di pastiera appena sfornata me li offre sicuro.

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