L’esilio ligure

Alcune mamme sono rimaste.
Chi ha un bimbo piccolo e è ancora in maternità,
chi non lavora,
chi, come me, attualmente lavoricchia e, nel caso di chiamate di un cliente
millanterà un’agenda strapiena per tutto gennaio.
In effetti, anche se adesso le grotte del sale impazzano a Milano,
(e se qualcuna ha notizie della loro efficacia mi faccia sapere, please)
chi può, sceglie ancora il mare
per sistemare bronchi e polmoni di bimbi sempre malati
e per evitare qualche ciclo di antibiotico e cortisone.

In effetti, il mare d’inverno non mi era mai passato per la testa.
Niente neve e caminetto acceso quest’anno,
ma un paesino ligure, molto carino a dire il vero, scelto più che altro in base alla vicinanza a Milano.

E così, mentre nella metropoli la vita è tornata quella di sempre,
qualche mamma-a-milano, me compresa, lascia che gennaio passi nella luce bianca del mare d’inverno,
trasformandosi in una solitaria mamma-in-trasferta
nell’aria buona sì, ma anche un po’ noiosa.

Insomma, qualcuno da Milano mi invidia un po’,
ma io mi annoio e, udite udite, non vedo l’ora di tornare nello smog milanese a sognare di scappare.

Le mamme approdate qui per svernare invidiano un po’ le mamme del posto,
che ogni mattina accompagnano bambini più rosei dei loro in deliziosi asili.
E’ possibile riconoscere le mamme metropolitane in trasferta da alcuni particolari:
si avventurano sulla spiaggia ogni mattina e girano i passeggini verso il mare,
sperando che il piccolo inali quanto più iodio possibile.
Cercano i giochi al parco,
ma quando se ne vanno da lì sono solo le 11.
Vanno sempre a fare la spesa, così va un’altra mezz’oretta.
E, soprattutto, appendono al passeggino il sacchettino del panettiere
pieno di focaccia.
Lo guardano e si ripropongono di non mangiarla ancora per un po’.
Poi, furtive, cacciando i sensi di colpa,
ci infilano la mano dentro ed estraggono il goloso e unto boccone,
e poi un altro e un altro ancora.

Mentre i nostri bimbi torneranno (si spera) con polmoni robusti,
ci irrobustiremo anche noi,
aggiungendo al .panettone natalizio che ci siamo appena lasciate alle spalle,
focaccia, pansotti alla salsa di noci, farinata, trofie al pesto e chi più ne ha più ne metta.
Smaltiremo presto la noia al nostro ritorno,
con i chili sarà più dura,
ma, non avendo altro da fare, non ci resta che darci alla gastronomia locale.

Rifugiarsi nel cibo diventa per me ancora più giustificabile
visto che, mentre io sono confinata nel mio esilio ligure,
su consiglio di saggi pneumologi e pediatri,
mio marito volerà a New York e trascorrerà le sue giornate (di duro lavoro, ovviamente),
tra Manhattan e Broadway.

Non dite niente, vi prego.

3 thoughts on “L’esilio ligure

  1. Personalmente farei molto volentieri cambio, una settimana sola con i miei cuccioli, senza impegni o orari, sarebbe un sogno. E poi i pansotti al sugo di noci … gnam

  2. Ovviamente anche io ho provato l'esilio ligure, per tre inverni. Periodo: tra gennaio e febbraio. Nonni, io, bimba, marito al lavoro. Spiaggia, vento e sole, pansotti, sugo di noci, mercatino… e una grande voglia di tornare a casa, dopo 3/4 giorni.
    Ti capisco 🙂

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