LIBRI: Incontro con Silvia Ballestra, autrice di “Amiche mie”, un romanzo che parla di noi

Ho incontrato Silvia Ballestra in
occasione della presentazione del suo ultimo romanzo Amiche mie, uscito per Mondadori. Un romanzo che tutte dovremmo
leggere, proprio perché parla di noi: è la storia di quattro amiche i cui figli
frequentano le stesse scuole. La vicenda si svolge nell’arco di un anno
scolastico. Queste donne hanno storie diverse, ma sono accomunate dalla fase
delicata della vita in cui si trovano: i figli ancora piccoli ma che stanno
crescendo, il desiderio di non pensarsi solo come madri, ma di riprendere le
fila della propria vita di donna. In un contesto che non le aiuta, accanto a
compagni che non sanno capire il loro disagio, le protagoniste si ritrovano
ogni mattina al bar per un caffè, e discutono delle loro esistenze, dei
problemi che devono affrontare ogni giorno: il lavoro che non c’è, la qualit
della mensa scolastica, le difficoltà di mantenere unita la famiglia o di
raccogliere i cocci dopo una separazione. Impossibile non riconoscere se stesse
e le proprie amiche nei personaggi tratteggiati con realismo e, spesso, ironia,
che si muovono sullo sfondo della Milano che si prepara all’Expo, con i suoi
cantieri e grattacieli.
Silvia Ballestra ha perfettamente
raggiunto un obiettivo ambizioso: affrontare un argomento complesso, dalle
diverse implicazioni politiche, sociali e culturali, in un romanzo divertente, coinvolgente,
scorrevole.
Da leggere perché sa farci
sorridere delle nostre debolezze e manie, ma sa anche farci riflettere, sul punto
in cui siamo, noi donne, oggi. Di questo infatti abbiamo parlato con l’autrice.
Milano fa da sfondo al tuo romanzo, non sembra piacerti molto…
In realtà associo Milano alla
maternità, ai figli, perché è qui che i miei figli sono nati. In primavera poi
Milano è bella, certo, l’inverno è più difficile…
Queste donne sono in una fase difficile della loro vita, sole, per
nulla aiutate dalle istituzioni né dai loro uomini.
Sì, in questo lavoro mi sono
concentrata su una fase ben precisa della vita delle donne. Quando si hanno dei
figli, per un certo tempo, si è completamente assorbite dalla loro cura. Ci
sono alcuni anni in cui per forza di cose i bambini sono gestiti dalle donne,
prima durante la gravidanza e poi fino allo svezzamento. Poi, arriva un momento
in cui le donne cercano di rimpossessarsi della propria vita, che sarà diversa
da quella di prima, ma che dovrebbe poter tornare a comprendere anche il
lavoro, che troppo spesso invece non c’è più. Dovrebbe essere possibile avere
figli e lavoro, ma le statistiche
parlano chiaro: in Italia nella maggior parte dei casi non è così. In questa
situazione il ruolo maschile non ha fatto alcun passo avanti. Come si vede
dalle statistiche relative all’impegno nelle faccende domestiche di uomini e
donne: non è cambiato sostanzialmente niente rispetto al passato.
I tuoi personaggi sono molto arrabbiati, Carla, soprattutto. Anche tu
sei così arrabbiata?
Tutti pensano che io mi
indentifichi in Carla, in realtà io mi sento più Sofia. Certo sì, io questo lo
vivo come un momento di lotta, di grande rabbia.
Quindi non ci sono speranze per questi rapporti di coppia, il sogno che
si ha da ragazzine di sposarsi, stare insieme è per forza destinato ad
infrangersi?
Preferisco parlare di “progetto”
più che di “sogno”. Il sogno è più astratto, il progetto è qualcosa di più
concreto, strutturato. E a un progetto si deve lavorare insieme, entrambe le parti devono lavorarci. Anche perché poi la
separazione è un enorme fallimento, lascia dietro di sé macerie. Si parla molto
dei padri rovinati dalle separazioni, il fenomeno fa più notizia di quello,
numericamente molto più rilevante, delle donne separate, che si trovano in
grandi difficoltà, sole, con la responsabilità dei figli…

Del resto, quando una delle protagoniste rimane l’unica in famiglia a
portare a casa uno stipendio, il marito non lo accetta e crolla…
Certo, perché mentre che una
donna dipenda economicamente dal marito è socialmente accettato, non lo è il
contrario.

Sullo sfondo del tuo romanzo, la crisi che stiamo vivendo in questi
anni.
Certo, questo delle condizione
femminile è un tema che si lega alla politica, alla società e all’economia. La
crisi economica ha indubbiamente ricadute anche sulle nostre vite, sui rapporti
di coppia, sulle famiglie e, appunto, sulla situazione delle donne.

La prima delle tue protagoniste si dedica con passione al controllo
della mensa scolastica…
Sì, spesso i genitori si
sostituiscono a chi invece sarebbe preposto a questi compiti. Ecco, in questo
Milano è veramente bella: c’è grande senso civico, grande indignazione, grande
impegno. Alcuni genitori mettono a disposizione moltissimo del loro tempo. E’
importante però che si sottolinei che questo impegno viene assunto dai genitori
perché chi dovrebbe occuparsi di certe cose, lo Stato, non lo fa, o non lo fa
in modo adeguato. Accanto a questo impegno deve esserci una presa di coscienza
politica.

Quali le prospettive per le figlie delle tue protagoniste, nel romanzo
ancora bambine o poco più?
Con grande fatica, ma penso che
un cambiamento sia avviato. I segnali ci sono. Perché il cambiamento prosegua è
necessario avere presente che è in corso una lotta, è necessario non
dimenticare le lotte delle donne che ci hanno preceduto, le lotte degli anni
Settanta. Anche per quanto riguarda i figli maschi (io stessa sono mamma di
figli maschi), penso che un cambiamento di mentalità stia avvenendo. La cosa
procederà, purché si tenga presente l’importanza di continuare su questa
strada, di non abbassare mai la guardia…
Sono sicura che il romanzo di
Silvia Ballestra sia un bel passo in questa direzione.

 

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