L’IMPREVEDIBILE CASO DEL BAMBINO ALLA FINESTRA

L’imprevedibile caso del bambino alla finestra
Non aspettare che il temporale passi, devi uscire e danzare sotto la pioggia”: questo il consiglio che un’anziana vicina dà a Matthew, il protagonista di “L’imprevedibile caso del bambino alla finestra
di Lisa Thompson, uscito oggi per l’editore DEA.

Un libro per ragazzi che ha per protagonista un dodicenne affetto da un Disturbo Ossessivo Compulsivo per cui resta sempre chiuso in camera sua, al riparo da germi e batteri, a guardare dalla finestra i vicini di casa. Un giorno però la sparizione di un bambino piccolo da quartiere, lo porta ad uscire per svelare il mistero.

Un’avventura incredibilmente commovente, un romanzo sull’amicizia, sulla paura e sul desiderio di non arrendersi mai.
L’imprevedibile caso del bambino alla finestra
Ho intervistato Lisa Thompson proprio oggi.

Come ti è venuta l’idea di scrivere un libro per ragazzi con per protagonista un bambino affetto da Disturbo Ossessivo Compulsivo?

In realtà questa storia originariamente doveva essere un racconto breve che parlava di un ragazzino che aveva paura di lasciare la sua stanza. Poi, proprio nel periodo in cui lo stavo scrivendo, ho visto un documentario in cui si parlava del Disturbo Ossessivo Compulsivo e ho capito che il  io personaggio principale poteva essere proprio un bambino con questo problema. Scrivere la sua storia mi è risultato facile, e così, invece di un racconto, ho scritto un romanzo.

Oltre a Matthew, anche gli altri protagonisti del libro, come Melody e Jake, sono ragazzini con delle grandi fragilità e insicurezze. Quale consiglio daresti ai ragazzini così?

Io direi a tutti i ragazzi di non criticare gli altri per come ci appaiono, cosa che gli adulti fanno sempre, ma di andare oltre, di cercare di capire cosa c’è dietro alle persone, qual è la loro storia. Per esempio, Jake è un bullo, ma leggendo il libro si capisce chiaramente perchè ha assunto certi atteggiamenti prepotenti. La stessa Melody, che poi diventerà la migliore amica di Matthew, all’inizio gli appare una ragazzina un po’ strampalata… Solo conoscendo gli altri, approfondendo, si può capire davvero chi sono.

Ho letto che non sei sempre stata una scrittrice, ma che avevi una brillante carriera alla radio della BBC. Cosa ti ha spinto, ad un certo punto, a lasciare quel lavoro per dedicarti alla scrittura a tempo pieno?

Fin da bambina sognavo di scrivere romanzi, si è trattato per molti anni di un sogno rimandato… Il lavoro alla radio mi piaceva molto e mi ha insegnato l’importanza dell’orecchio, per dire così, di saper ascoltare, una capacità che non sempre si è portati a sviluppare. E la radio mi ha insegnato anche a narrare, a raccontare storie. Perchè la radio, così come I libri, stimola la nostra fantasia e ci porta a immaginare quello che ascoltiamo.

Un bel giorno poi, quando ho compiuto 40 anni, ho deciso di non rimandare più. Ci ho provato davvero, mi sono dedicata al mio sogno… ed eccomi qui.   

L’imprevedibile caso del bambino alla finestra

L’imprevedibile caso del bambino alla finestra

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