Lo sciopero

Va bene imparare fin dalla tenera età a far valere i propri diritti,

ma non avrei mai pensato che il mio bambino,
a soli 4 anni,
partecipasse al primo sciopero della sua vita,
con peraltro grande clamore sui media.
L’obiettivo non era un lusso:
semplicemente ottenere una supplente che potesse coprire le numerose assenza delle maestre di quest’anno,
evitando i continui e destabilizzanti smistamenti.
Dopo l’ennesima lettera caduta nel vuoto,
ecco che le mamme “panda” (così si chiama la classe di mio figlio),
si sono organizzate.
Lanciando uno sciopero dei bambini
che ha avuto pressoché totale adesione.
Quella mattina, fuori dalla scuola, ci aspettava un fotografo del Corriere.
E anche una responsabile delle scuole, allarmata da un articolo che annunciava l’iniziativa.
Il giorno dopo ecco un altro articolo nella cronaca di Milano:
“Mamme panda” in sciopero, Guida: assumere subito maestre.
In effetti quel giorno i bambini erano attesi nella loro classe da uno schieramento di maestre.
Pare che i piani alti si siano subito mobilitati,
e la protesta, che ha destato grande scalpore arrivando fino al vice sindaco,
ha insegnato alle mamme che le lettere non servono a niente e
che bisogna piantare grandi casini per farsi sentire e ottenere cose normali.
Magari ha insegnato qualcosa anche ai bambini,
per esempio che per farsi sentire si può scioperare.
“Mamma, quando facciamo un altro sciopero?
Gli scioperi sono una specie di vacanza”.
Va bé, ne riparliamo tra qualche anno, pandino mio.

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