Mamme in apnea

 

L’iscrizione in piscina di mio figlio ha seminato non poco panico tra le amiche.
Oggi, approfittando della pausa pranzo,
mi chiama l’Ale,
che già di suo non è un tipo esattamente serafico.
Le ho detto della piscina e mi è andata in iperventilazione.
“In piscina?!?
(massimo stupore)
Che bella cosa!
(entusiasmo che precede il panico)
Dovrei iscriverlo anch’io, non gli faccio mai fare niente di bello
(pessimismo cosmico, messa in discussione del proprio ‘essere mamma’) .
Aspetto che nel 2012 finiscano di costruire la piscina nel suo asilo”
(prevale il pragmatismo: ecco la soluzione).
Nel corso della telefonata, la preoccupazione per il futuro sportivo del suo piccolino
ha però continuato a crescere,
per poi sfociare in unirrazionale angoscia
in vista di future, ipotetiche (ma indispensabili per la vita sociale dei figli)
settimane bianche.
“Ci sarà anche il problema dello sci,
io non scio,
mio marito non scia,
dovremo prendere 5 ore di maestro al giorno,
e spendere un sacco di soldi”.
Una cosa per volta.
No panic.
Al limite ti noleggio mio marito.
“Torno a lavorare, forse è meglio”.
Clic.

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