Mamme in portineria

La mia portineria è luogo di incontri, centro di ascolto e sostegno psicologico, circolo culturale.
E’ un luogo internazionale, dove si incrociano culture diverse, dal nord Africa al Sud America, dall’Est Europa all’Asia.
Mille storie si intrecciano e vengono raccontate.
Moderatore, sensale, all’occorrenza psicologa o confessore, in caso si emergenza (e io lo so bene) baby sitter, la mia portinaia.
Che, sentendosi stretta tra le quattro mura dell’angusta portineria del mio condominio, lavora anche di diversi altri condomini della via.
In pratica qui abbiamo organizzato un “portinaia-sharing”.
Anche il più geloso della propria privacy, passando da queste parti, cederà alla tentazione di lasciare qualcosa di sé nel bugigattolo della portineria.
E in cambio riceverà, se non la certezza del riserbo, un ascolto attento e sinceramente interessato a tutti i particolari dei propri casi.
Ieri scendo per sentire le ultime novità e arrivo in un momento clou.
Una giovanissima neo-nonna che abita sopra di me, scoppia a piangere tra le braccia della portinaia.
E così sfoga la tensione, dopo essere stata 18 ore (ripeto, 18!) a tenere la mano della figlia durante il parto.
Accertate le ottime condizioni di mamma e bébé, ormai ridotta a un tremendo cinismo dalla mia attiva partecipazione alla fantastica community delle mamme on-line, penso per prima cosa: “ecco materiale per il blog”.
Poi faccio la mia sparata, derogando a qualunque regola di discrezione sentendomi autorizzata dall’atmosfera della portineria: “Ha partorito alla Mangiagalli? E non ha fatto l’epidurale?”.
E no, la ragazza ha scelto di partorire in casa.
La neo-nonna era evidentemente contrariata dalla scelta della figlia.
Io mi sono guardata bene dal commentare oltre e dal manifestare le mie riserve riguardo al parto in casa.
Intanto ci ha pensato la portinaia sentenziando:
“la prossima volta lasciamo perdere certe mode”.
Secondo me, in realtà, sta già pensando di organizzare la nuova frontiera del parto, il parto in portineria.
E poi dicono che nelle grandi città non si conoscono neanche i propri vicini.

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