Mamme “inserite”

Una volta ci portavano all’asilo e via.
Tanti saluti.
Arrivederci e grazie.
E se piangevi erano cavoli tuoi.
Adesso invece i nostri piccoli vengono inseriti gradualmente
e accompagnati nel (difficile) momento del distacco dalla mamma.
Diciamolo, l’inserimento è impegnativo e, tanto per cambiare,
costringe a salti mortali dal punto di vista organizzativo.
Ieri mentre entravamo all’asilo mio figlio mi ha detto:
“Mamma, non darmi la mano, sono grande”.
“Sì hai ragione, tesoro, sei grande”.
(Ma cosa dici? Sei ancora il mio cucciolo, che ha tanto bisogno della sua mamma, altro che mano, adesso ti prendo in braccio e ti riempio di baci).
Ecco, allora ho capito che l’inserimento è più per noi che per loro.
Noi mamme, che dobbiamo cacciarci in testa l’idea che i nostri piccolini crescono.
Che sono un po’ meno “nostri”.
E non importa se sei una mamma, come me, che ha già fatto l’inserimento al nido.
Ogni primo giorno è una pagina che si volta.
Del resto, i pulcini devono imparare a volare.
E’ giusto così.
Anzi, possiamo essere orgogliose:
se oggi sono più autonomi è anche merito nostro.
E l’autonomia è fondamentale.
Che bello avere dei bambini in grado di cavarsela da soli.
(Certo…la scuola materna è così grande, ci sono così tanti bambini…
Riuscirà ad andare in bagno?
Mangerà?
Farà la nanna?
Non è che si farà male?
Litigherà?)
Io mi travesto da mamma assolutamente zen.
Non voglio fare quella apprensiva.
Passo le serate ad etichettare vestitini con il nome fingendo indifferenza.
(E se perde i vestitini o se li scambia con qualcuno, sai che dramma per lui, povero piccolo…)
Il mio bambino mi sembra già inserito.
Io ho ancora bisogno di un po’ di tempo.

2 thoughts on “Mamme “inserite”

  1. Ogni tanto, di notte, sogno ancora il visino della mia nipotina che urla piangendo il mio nome e allunga le braccia verso di me dalle spalle della maestra. L'avevo accompagnata all'asilo. Quando sono tornata in auto ho chiuso lo sportello. E ho pianto per un quarto d'ora!

  2. …sì guarda, a me viene l'angoscia anche quando vedo piangere bambini che neanche conosco. Per fortuna il mio è serafico (anche troppo!)

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