Prendi questa mano…(ma anche no)

Qualche tempo fa, mentre mentre ero al mare, seduta con mio figlio grande su una panchina,
si è avvicinata una signora:
“Posso leggerti la mano?”
“No grazie”
“Perché no?”
“Perché non mi interessa”
“Io prima ti dico il tuo passato e poi il futuro: vedo che hai avuto dei pensieri grossi negli ultimi tempi”
“E chi non ne ha?”
“Hai avuto dei pensieri grossi per un bambino piccolo piccolo”.
“…”.
Devo dire che una certa inquietudine mi ha percorso in quell’istante.
Certo, avrà tirato a indovinare,
o forse, la mia storia, ce l’ho scritta in faccia.
La storia di me e del mio bambino piccolo piccolo.
Forse è come se quel camice non me lo fossi mai tolta.

Lei deve aver notato di averci preso.
“Dammi la mano”, ha detto più spavalda.
“No no”, le ho risposto ferma.
Un po’ perché non credo a queste cose,
un po’ perché, se anche fosse possibile,
quali vantaggi potrebbe mai darci conoscere il nostro futuro?

Esattamente un anno fa, questa sera mi trovavo accanto alle sale parto,
in attesa di un evento a detta dei medici ineluttabile:
il bambino, allora di cinque mesi di gestazione, sarebbe nato di lì a breve.
E lo avrei perso per sempre.

Adesso dorme qui di fianco e me.
E penso a quel giorno e mi guardo adesso,
e ripercorro la strada difficile che mi ha portata a questa sera,
a questo momento.

Non credo che la nostra vita avrebbe un senso
senza il suo mistero e la sua imprevedibilità.

No, non avrai la mia mano,
non frugherai nel mio futuro in cambio di qualche spicciolo.
Lo scoprirò da me.
E, quando potrò, cercherò di scegliermelo.
E ne potrò raccontare solo quando sarà passato.

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