Quando non si vuole ammettere che il bambino non sta bene…capita solo a me?

Tra le decine di doti che una donna acquisisce quando diventa mamma, c’è, ahimè, anche quella di capire al volo quando il suo bambino non sta bene.
Da piccola mi chiedevo come facesse mia madre a capire, sfiorandomi la fronte con la mano,
che avevo la febbre.
Poi, ho capito: le mani acquisiscono questa nuova sensibilità, diventando dei termometri di altissima precisione.
A fronte di questi nuovi superpoteri, compare anche una capacità di negazione incredibile, del tipo che domenica scorsa ho toccato il mio piccolo e ho percepito un calore inusuale.
Nella mia mente sono scattate le più disparate ipotesi:
– io ho le mani fredde, anzi gelide, e quindi lo percepisco caldo;
– il bambino ha giocato in modo scalmanato e si è surriscaldato;
– in ogni caso lui è pimpante, sta bene, inutile stare a misurargli la febbre.
Il giorno dopo il piccolo è andato all’asilo. Tutto bene. unica segnalazione delle maestre “ha mangiato poco”. E va beh, non è che uno si possa sempre abbuffare.
Al pomeriggio andiamo a prendere il fratello a scuola.
Faccio per mettergli il casco per il monopattino e…100 gradi. Il piccolo scotta.
“Amore, ma tu sei caldo!”.
Risposta tragica: “No mamma, non ho caldo, ho tantissimissimo freddo…”.
A quel punto, per non sentirmi una madre pessima tra le pessime ancora di più gli ho provato la febbre.
Ok, impossibile negare l’evidenza, anche se l’ultima scusa, quella relativa a questi moderni termometri digitali che non funzionano bene come quelli vecchi al tossico mercurio, può sempre soccorrere le pessime mamme in caso di emergenza…
Prometto solennemente la prossima volta di fidarmi delle mie mani, di non negare più, di essere una mamma scrupolosa, una mamma brava, una mamma modello.

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