Social network: uno “spazio” inevitabile e una sfida educativa

Chi, come me, ha ancora figli piccoli per il momento non ci
pensa,
ritenendo che il problema ci riguarderà tra qualche anno.
Ma probabilmente sbaglia.
Non solo perché i nostri figli avranno accesso ai social
network, ci piaccia o no,
prima di quanto possiamo immaginare,
ma anche perché oggi, quando si parla di educazione,
non si può prescindere dall’insegnare ai nostri ragazzi a
muoversi
non solo nel mondo reale, ma anche in quello, altrettanto
concreto ai loro occhi,
di internet.
Faccio queste riflessioni dopo aver passato ieri sera,
in vista del programma di domani su Radio Hinterland,
a documentarmi sulla storia terribile di Flora,
la ragazza di 17 anni che, dopo aver vinto grazie ad un
concorso un biglietto per andare a vedere un concerto dei One Direction,
è stata insultata pesantemente su Twitter da migliaia di fan
del gruppo.
Un episodio di cyberbullismo che lascia attoniti e inquieta
parecchio.
Allora, che fare?
Credo si debba partire dall’idea che lo spazio di internet
equivalga per i nostri figli agli altri ambiti in cui si muovono e
socializzano.
In quello spazio devono quindi valere le stesse regole che
governano altri luoghi:
il rispetto degli altri, il coraggio di dimostrare
personalità senza seguire la massa protetti dallo schermo, la capacità,
insomma, di distinguere il bene dal male.
Tutte cose che dobbiamo insegnare ai nostri figli ben prima
dell’adolescenza.
Del resto chi ha augurato a Flora di morire, dei genitori li
avrà.
E non è che un cyberbullo sia diverso da un bullo, diciamo
così, tradizionale.
Negare l’accesso ai social network è illusorio, impossibile
e, credo, anche sbagliato.
Aprire un dialogo sul tema e chiedere trasparenza sui
movimenti on line è doveroso.
Dove ci sono cyberbulli ci sono anche le loro vittime.
Anche in questo senso è fondamentale l’occhio attento dei
genitori,
affinché, chi è vittima di (cyber)bullismo trovi in loro un
punto di riferimento
E non si vergogni di denunciare.
Flora, per fortuna ha trovato un appoggio nei suoi genitori
e,
mi piace ricordarlo, anche tra i suoi pari:
l’hashtag #IoStoConFlora è stato utilizzato su Twitter da
migliaia di ragazzi in sua difesa.
Insomma, la sfida è complessa.
Mettiamoci al lavoro.

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