STORIA DI OUMOH E DELLA SUA MAMMA

Un giorno devi aver sentito di non avere scelta. Per salvare la tua bambina dall’infibulazione c’era solo una possibilità: quella di partire, di lasciare il tuo paese, la Costa D’Avorio e raggiungere l’Europa. Un salto nel vuoto, un azzardo, un rischio, ma un fatto inevitabile. Forse hai subito anche tu quella pratica barbara e vuoi impedire a tutti i costi, anche a costo della vita, anche a costo di perdere per sempre la tua bambina, che a lei tocchi lo stesso destino.

Chissà quante notti hai passato insonne, pensando a come fare, a come avrebbe reagito la tua famiglia, a quali strade, a quali percorsi e pericoli attendevano voi due, una mamma e una figlia verso un futuro forse migliore.

E poi finalmente, sfidando la tua famiglia e la sua tradizione, con un’amica e la tua bambina per mano parti e riesci a raggiungere la Tunisia e ti rendi conto che si può fare: da lì molti partono per l’Italia. Lasci la piccola all’amica e torni indietro, per recuperare tutte le tue cose e lasciare quel continente. Sei armata di coraggio, di emozione e di paura. Niente ti fermerà.

Ma quando torni la tua bambina e l’amica non ci sono più: sparite, andate, partite senza di te. E’ difficile per me, una mamma che vive in una delle città di questa Italia che è diventata parte della vostra storia, immaginare quello che ti ha travolto nel non trovare più tua figlia, nel non sapere dove sia, in quale situazione, in quale momento si trovi la sua piccola vita, sperduta in un mare ostile, che fa tanta paura a te che non sai neppure nuotare.

Ti trovi in un paese straniero, con la tua famiglia in Costa D’Avorio che ti detesta per la tua scelta, ti mancano dei documenti per partire e comunque non sapresti esattamente dove andare. Noi qui possiamo solo immaginare la tua solitudine, il vuoto lacerante della mancanza della tua bambina, del non sapere nulla di lei.

Ma non ti arrendi, non così, non subito, e ti rivolgi alle Onlus tunisine.

Intanto Oumoh, 4 anni e tanto coraggio, è stata salvata da un naufragio, abbandonata dalla donna che era stata con lei fino ad allora e si trova in un centro di accoglienza dove vengono ospitati i minori non accompagnati (perché Oumoh non è un caso raro, ce ne sono tanti di bambini che arrivano qui senza nessuno). Gli operatori cercano di indagare sul passato di quella bambina, su dove si trovino i suoi genitori.  Oumoh ha avuto tantissima paura, ma ora ricomincia a sorridere: tutti sono gentili con lei, e con la forza della sua tenerissima età giorno dopo giorno ricomincia a vivere. E’ arrivata sola, ma è viva. Ha affrontato un viaggio terribile, un naufragio, ma ce l’ha fatta. Forse è merito anche un po’ tuo, della forza che le hai insegnato, del coraggio che le hai regalato.

E poi, un giorno, il miracolo succede. Anche nella tua vita, anche per te, un regalo dopo anni di esistenza ruvida, avida, ingrata. Una mamma malese e la sua bambina riconoscono Oumoh, la bambina alla quale gli operatori italiani stanno cercando di dare una storia, in una foto. E hanno anche il tuo numero. Vi avevano incontrate in Tunisia e non si sono dimenticate di voi.

Chissà cosa stavi facendo quando ti è arrivata quella telefonata dall’Italia, chissà cosa hai provato, chissà quanto hai pianto.

Perché la vita dura che devi aver vissuto fino a quell’istante, in quel momento ti ha ripagato di tutto. Di tutto il passato e anche di quello che verrà.

Ma poi, niente è facile. Neppure le storie destinate ad avere un lieto fine: mancano dei documenti, ti tocca aspettare ancora cinque lunghi mesi, mesi di chiamate Skype con la tua bambina, che intanto è sempre più lontana e che, forse, si sta dimenticando di te e della sua vita in Africa. Che, qualche volta, non ha più voglia di parlare con te. Hai paura di perderla ancora, hai paura che se la situazione non si sbloccherà quanto prima, il rapporto con quella bambina, per la quale hai rischiato tutto, sarà perso per sempre.

Ma, finalmente, i documenti arrivano. E tu la puoi abbracciare. E’ bella la tua bambina, vestita con cura da chi si è occupato di lei finora, dagli operatori che ora, mentre vi abbracciate, vi guardano commossi e si dicono che sì, ne vale la pena.

One thought on “STORIA DI OUMOH E DELLA SUA MAMMA

  1. Bellissima storia Giuliana….di quelle che fanno bene al cuore e ridanno speranza…
    Certo il pensiero va inevitabilmente a tutti quelli che non ce l’hanno fatta…a tutti quegli esseri umani, bambini o adulti che in quel mare ci hanno lasciato la vita insieme a tutti i loro sogni
    E noi nella nostra lontanissima quotidianita’ non dovremmo mai dimenticarci che non abbiamo alcun merito per condurre questa vita, ma solo tanta tanta fortuna di essere nati nel posto giusto…

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