Tango, te quiero

Non che fossimo dei grandi ballerini.
Eravamo due che, una volta alla settimana, in una palestra del comune,
davanti a uno stereo sgarrupato che gracchiava non poco,
imparavano qualche passo.
Quasi per gioco avevo proposto a mio marito di iscriverci a tango,
e lui, inaspettatamente, si era entusiasmato.
Non potevo crederci.
Detto, fatto.
Abbiamo comprato le scarpette e ci siamo buttati.
Un po’ rigidi, un po’ goffi.
No, non saremmo mai diventati due grandi tangueros.
Eppure, la magia del tango ci aveva conquistati.
Per me era bello lasciarsi guidare con gli occhi chiusi,
quasi abbandonata contro il mio ballerino in erba.
Perché quando balla il tango la donna non deve pensare a niente,
deve svuotare la mente,
e fidarsi.
Dopo un paio di anni
(forse complici anche le nostre serate nella palestra-milonga-per-una-sera)
ecco in arrivo il nostro bambino.
Quando la pancia ha iniziato ad assumere proporzioni ragguardevoli,
abbiamo appeso, come si suol dire, le scarpe al chiodo.
Ora che ci penso, da quando è nato il nostro bambino
non abbiamo mai vissuto come un sacrificio nessun cambiamento di abitudine.
Anzi, quando ci capita di uscire senza di lui
o di fare un viaggetto da soli,
pensiamo sempre a lui,
tanto che limitiamo al minimo quelle occasioni.
Il tango, però, mi manca.
Forse avremmo dovuto continuare a ballare.
Fare altri salti mortali,
trovare una sistemazione per il bambino,
incastrare anche il tango nella nostra vita
che è già un puzzle dei più complicati.
Quando arriva un bambino,
è possibile ritagliare uno spazio per la coppia?
Qualcuno, riesce ancora a ballare il tango?
Intanto domani accompagnerò come ogni mattina il mio bambino all’asilo
proprio di fianco alla palestra-milonga.
Segno del destino?
Monito a ricordare chi siamo diventati,
o a non dimenticare chi eravamo?
«Il tango non è maschio, è coppia: cinquanta per cento uomo e cinquanta donna, anche se il passo più importante, l’ “otto”, che è come il cuore del tango, lo fa la donna [e te pareva!]. Nessuna danza popolare raggiunge lo stesso livello di comunicazione tra i corpi: emozione, energia, respirazione, abbraccio, palpitazione. Un circolo virtuoso che consente poi l’improvvisazione» (Miguel Ángel Zotto)

3 thoughts on “Tango, te quiero

  1. Come ti capisco. Ho seguito un corso di tango a Buenos Aires e poi a Milano ballavo alla Galleria Meravigli e al Circolo Arci Bellezza. Ora che sono tornata qui nella mia piccola provincia il tango mi manca moltissimo. Torna con tuo marito a ballare…
    Passa da me se ti va. C'è un anticipo di primavera!

  2. Caspita, ma allora sarai bravissima!!! Un corso di tango a Buenos Aires deve essere il massimo!!! E l'Arci Bellezza…ci passo davanti tutti i giorni!!!

  3. con un bambino diventa tutto molto più difficile… però dipende dalle coppie. vedo alcune mie amiche che poverine, dopo il parto hanno lasciato tutte le abitudini che avevano, mentre un altra forse con un marito piùin gamba, riesce a ritagliarsi del tempo per sè mentre lui tiene il bambino. alla fine dipende anche da noi maschietti, nn sei d'accordo?
    un abbraccio giuli e buon week end:)

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