violenza psicologica

Violenza psicologica: “Un livido nell’anima”

Un libro che affronta il tema della violenza psicologica, offrendo spunti di riflessione da diverse prospettive.

Vi presentiamo la novità editoriale dell’Associazione Pollicino a cura della Dottoressa Pamela Pace: Un livido nell’anima, edito da Mimesis.

Privo del sussidio di prove empiriche, l’abuso psicologico si sviluppa in una dimensione di invisibilità. Innumerevoli sono i danni e gli effetti distruttivi di questo tipo di legame, trasversale all’età, all’identità di genere e ai luoghi. Poterne parlare, cioè rendere «visibile» e dicibile qualcosa che continua a operare nella sua invisibilità: questo è l’obiettivo che si prefigge Un livido nell’anima.

Il testo raccoglie il contributo di diversi autori sul tema dell’abuso psicologico con l’obiettivo di rendere “visibile” e dicibile qualcosa che continua a operare nella sua invisibilità. La veicolazione del testo ha lo scopo di promuovere sensibilizzazione e prevenzione su tale argomento e sui danni della violenza psicologica.

Abbiamo rivolto alcune domande alla curatrice del libro:

– Immagino non sia facile rendersi conto di essere vittima di violenza psicologica. Quali sono I segnali, I campanelli d’allarme ai quali prestare attenzione? Per quanto nascosta e subdola, come si manifesta la violenza psicologica?

Non è facile rendersi conto dell’abuso psicologico proprio perché, in quanto nascosto e subdolo, non lascia segni sul corpo a testimonianza di quanto subito, ma lascia piuttosto un livido nell’anima. Questo tipo di violenza può esprimersi all’interno della coppia, nella relazione genitoriale, a lavoro o a scuola, e può servirsi di molti mezzi: disprezzo, sarcasmo, menzogna, silenzio…

La manipolazione relazionale non si manifesta quindi in un unico modo ma, a livello generale, potremmo individuare due tempi della sua azione: in un primo momento l’abusante mira a isolare l‘altro, a privarlo delle sue relazioni, proponendosi come l’unico che può capire, conoscere, sapere il meglio per lui; dopo aver anestetizzato la vittima, inizia allora a deprezzarla, a farla sentire inadeguata e ad agire sui sensi di colpa.

Forse il più potente campanello d’allarme sono le sensazioni della persona: c’è sempre un momento in cui la vittima sente che c’è qualcosa che non va e avverte un senso di disagio, da prendere in seria considerazione.

– La paura gioca probabilmente un ruolo importante nella difficoltà a uscire da questa situazioni. Come fare? A chi si può rivolgere chi si senta vittima di questo tipo di violenza? Dove può trovare ascolto ma anche consulenza per esempio legale?

Sicuramente la paura ed il timore di non essere ascoltati, creduti, rende più difficile sia comunicare il proprio disagio sia uscire da tali situazioni. Va tenuto presente che sovente l’abusato non si rende conto di essere vittima di una manipolazione. Ecco l’importanza di una sensibilizzazione sociale che consenta di operare una prevenzione efficace. Oltre alle figure professionali nel campo psicoterapico, esistono associazioni e centri specializzati all’ascolto e alla protezione, anche legale, delle vittime di abuso. Rispetto ai minori, ritengo che la famiglia sia il luogo d’elezione, nel quale un/a bambino/a, possa trovare ascolto e protezione.

– Chi sono le vittime più frequenti di violenza psicologica? Donne, bambini? O anche uomini? Ci sono delle differenze di livello socio-culturale o è un fenomeno trasversale a tutti gli ambienti?

Il fenomeno è trasversale all’età, al genere e al livello socio-culturale. Sicuramente i minori e chi vive in ambienti disagiati, è più esposto. Tenendo conto che l’abuso psicologico si insinua all’interno di relazioni affettive, anche il femminile, data la particolarità con cui una donna si implica all’interno dei legami, è particolarmente colpito. Inoltre la non conoscenza delle dinamiche di cui si serve la manipolazione affettivo/relazionale, espone i soggetti in modo più rischioso.

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