Che fine ha fatto il “C’era una volta?”: Cappuccetto Rosso

Cappuccetto rosso, così chiamata “per via del piccolo copricapo di velluto rosso che le stava così bene, che si sarebbe rifiutata di portarne un altro” è una ragazza a cui viene dato un compito dalla made: deve portare il pranzo alla nonna malata. Nell’attraversare il bosco incontra il lupo che, incuriosito, le chiede spiegazioni: “Dove vai, tutta sola nel bosco?”; nonostante la madre le abbia raccomandato di non fermarsi a parlare con nessuno e di andare direttamente dalla nonna, Cappuccetto rosso parla con il lupo e si allontana dal sentiero per raccogliere dei fiori. Allora il lupo si precipita a casa della nonna, la divora, poi indossa i suoi abiti e si mette a letto. Cappuccetto rosso, arrivata dalla nonna con il suo cestino e il mazzo di fiori appena raccolto, non riconosce il lupo, si lascia ingannare da lui e finisce divorata. Per fortuna un cacciatore sopraggiunto lì per caso vede il lupo, lo uccide e dal suo ventre estrae la nonna e Cappuccetto rosso, sane e salve.

Vladimir Propp, studioso delle favole, legge Cappuccetto Rosso come un’allegoria dei riti di passaggio adolescenziali. La partenza di Cappuccetto rosso dalla casa rappresenta la separazione dal nucleo famigliare, la permanenza nel bosco è un periodo di passaggio, che incuriosisce la bambina e la induce ad esplorare un mondo nuovo che ancora non conosce bene, il momento in cui viene divorata dal lupo nella casa della nonna, simboleggia il pericolo e le conseguenze negative alle quali una scelta sbagliata può condurre e il suo salvataggio dalla pancia del lupo la rinascita e l’ammissione nella società degli adulti. Da questa prospettiva, il lupo appare chiaramente una figura malvagia, il cui obiettivo è quello di allontanare la bambina dal suo naturale percorso di crescita prolungando il più possibile il soggiorno nell’infanzia. Successivamente Cappuccetto rosso incontra il lupo dopo che questo ha ormai divorato la nonna; qui emerge la consapevolezza: la bambina comprende che per crescere deve fronteggiare gli eventi negativi che le si presentano, affrontare le conseguenze delle sue azioni e superare i propri limiti.

Un’altra interessante interpretazione è quella proposta da E.Brasey e J.P.Debailleul che invitano i lettori a riflettere sul tema dell’ignoto: ciò che non si conosce spaventa e incuriosisce al tempo stesso, induce le persone a chiedersi quale sia la cosa migliore da fare. La favola di Cappuccetto Rosso suggerisce di coltivare la curiosità di conoscere e il desiderio di cogliere le occasioni nuove, insolite e inattese che si possono incontrare lungo il cammino. Nonostante guardarsi intorno e lasciarsi tentare dalle esperienze che si presentano sia un’opportunità da non lasciarsi sfuggire è anche importante stare sempre attenti a non smarrire la strada, a non dimenticare i propri obiettivi e a non farsi trarre in inganno dai malintenzionati. Quindi, come Cappuccetto rosso insegna, è bene ascoltare, aprirsi, crescere, sperimentarsi, imparare sempre senza però perdersi mai.

Articolo a cura di
Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus
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