Depressione post partum: farsi aiutare

Era poco prima di Natale quando una mamma a Roma si è gettata nel Tevere con le sue due gemelline in braccio e ora, a neanche un mese di distanza, un’altra mamma ha gettato a terra la sua neonata di tre giorni, uccidendola, e poi ha tentato di togliersi la vita. Pare che fosse molto religiosa, questa mamma di Vicenza, ma quel giorno Dio l’ha lasciata sola. È la depressione post partum, e non va sottovalutata.

Oggi un po’ si parla di depressione post-partum, ma mi pare che in realtà sia un fenomeno poco compreso e, di fatto, non accettato. O meglio, considerato non accettabile. E certo, perchè la nascita di un figlio deve essere il momento più bello della vita di una donna, che deve stare dentro a quell’evento ostantando il massimo della felicità e dell’appagamento.

Ma non sempre è così, non sempre ci si sente felici, euforiche. Capita di sentirsi per qualche giorno leggermente malinconiche, di avere cioè quello che viene chiamato baby blues, ma può anche capitare di stare molto, ma molto male per molto molto tempo. E allora si tratta di una vera e propria patologia, che va curata. Questo non è un concetto ben radicato nell’opinione comune. Se una non è felice quando ha un bambino non è una buona madre e cosa l’ha messo al mondo a fare.

E così tante mamme si vergognano di dire che stanno male e che non riescono magari a provare per quel frugoletto, che tutti amano, nessun trasporto. Hanno paura di sentirsi giudicate e tacciono, fingono, fino a quando non ce la fanno più. Fino a quando il peso di quel malessere si fa troppo gravoso.

E allora prendono il loro bambino, quel bambino che tanto hanno desiderato, e gli fanno del male, per poi fare del male a loro stesse, perchè non ce la fanno più.

Bisognerebbe che chi sta accanto a una mamma che ha appena partorito ponesse attenzione a tutti i segnali, oltre ad aiutarla nelle fatiche dei primi tempi. E soprattutto le mamme dovrebbero sentirsi libere di esprimere i loro pensieri, anche quelli più oscuri, e di chiedere aiuto. Senza essere giudicate.

Insomma, è ora, nel 2019, che il disagio psicologico, anche quello delle mamme, venga considerato non come un capriccio, ma come qualcosa che va gestito e curato dagli specialisti, come si fa con altre malattie.

Per impedire che un momento drammatico, un salto nell’acqua gelida di un fiume o uno schianto sul pavimento, interrompa piccole vite e cambi per sempre le esistenze di famiglie intere, creando gorghi di dolore senza fine e lasciando nell’oceano dei perchè troppe persone.


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