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Didattica a distanza: un nuovo modo di andare a scuola, e ora?

didattica a distanza
Qualche giorno fa per molti bambini e ragazzi è finito l’anno scolastico e, a causa del Covid-19 che li ha obbligati a seguire le lezioni con la DaD didattica a distanza, all’appello mancava quell’elemento che, anche noi adulti, ricordiamo come il segnale dell’inizio delle vacanze estive: il suono della campanella!

L’emergenza sanitaria degli ultimi mesi ha portato cambiamenti nella quotidianità di tutti: le agende di adulti, bambini e adolescenti, fitte di appuntamenti e attività, hanno subito attenuazioni e gli impegni lavorativi e scolastici si sono adattati a modalità innovative.

Tanti cambiamenti inattesi in cui via via ogni famiglia, superando le iniziali difficoltà, si è ritrovata: smart working per i grandi, lezioni e interrogazioni online per i più piccoli, videochiamate con familiari lontani, amici e compagni di classe.

In questi mesi bambini e adolescenti hanno continuato ad andare a scuola pur rimanendo seduti alle scrivanie delle loro camerette. Hanno conosciuto una scuola diversa, fatta di lezioni, compiti e interrogazioni davanti al computer, senza la cartella e l’astuccio da preparare o il diario da tenere in ordine, spogliata del momento della mensa, della ricreazione e delle conversazioni con gli amici in attesa che arrivi l’autobus che riporta a casa.

In questa riorganizzazione degli appuntamenti scolastici dei piccoli, le famiglie hanno dovuto fare i conti anche con una nuova condivisione dello spazio e del tempo. Ognuna, nel rispetto della propria singolarità, come evidenziato dal primo rapporto Agi-Censis pubblicato nel mese di giugno nell’ambito del progetto “Italia sotto sforzo. Diario della transizione 2020”, ha affrontato le sfide e i cambiamenti legati all’epidemia del Covid-19: la maggior parte degli alunni ha mostrato spirito di adattamento e collaborazione e i genitori sono stati un importante ausilio nella didattica a distanza e nello svolgimento dei compiti, riuscendo quindi nella talvolta faticosa conciliazione del tempo dedicato al lavoro con gli impegni familiari e dei più piccoli.

Oggi la fine della scuola, piuttosto che con l’inizio delle vacanze estive e nuove attività che colorano le ore dei figli, può in alcuni casi coincidere con giornate piene di noia: “Cosa faccio adesso?”; “Facciamo un gioco insieme?”.

I bambini non sanno cosa fare, sono stanchi di stare in casa e possono ricercare nei genitori compagni di gioco. Non sempre però gli impegni lavorativi della mamma e del papà consentono di accogliere le richieste del figlio.

Approfondimento: Noia e bambini, come gestire il tempo libero

È utile ricordare che i bambini possiedono una spiccata creatività. Quando non è possibile giocare insieme a loro è bene spiegargli che i genitori hanno degli impegni lavorativi e non silurare la loro richiesta con un secco “non posso”, che può talvolta rischiare di essere controproducente e alimentare richieste di attenzioni. Stimolare i piccoli all’incontro con la propria capacità creativa e immaginativa può essere inoltre proficuo: stare nella propria stanza anche con pochi stimoli porterà sicuramente alla creazione di fantastiche opere d’arte e storie di fantasia!


Didattica a distanza articolo a cura di

Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus
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