La relazione con il diverso da sé in infanzia

relazione con il diverso da sé in infanzia
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Nel corso degli anni, diverse correnti psicologiche hanno contribuito ad arricchire la visione del bambino, abbracciando anche la relazione con il diverso da sé in infanzia. È interessante approfondire proprio il tema della relazione con gli altri in infanzia.

Alla nascita, il bambino incontra l’ambiente esterno per la prima volta. Ma adattarsi al mondo extrauterino non è impresa da poco! Quando si parla di ambiente, non si intendono solo i confini fisici e geografici, ma anche quell’altro che popola e colora la vita del bambino, quell’altro diverso da sé. La teoria fusionale ha da sempre sostenuto che il piccolo, nei primi mesi di vita, crede di essere ancora un tutt’uno con la madre: potremmo dire che si abbozza una consapevolezza del distacco, ma il neonato è ancora immaturo per elaborare una rappresentazione mentale costante della propria figura materna che permane e continua ad esistere anche in sua assenza.

L’approccio alla conoscenza del mondo extrauterino avviene attraverso stimoli, suoni, colori a cui il bambino è esposto fin dalla gravidanza e che ora assumono sempre più significato. Il ruolo di coloro che si prendono cura del nuovo arrivato è veicolare questa conoscenza, che lo porterà a definire i confini dei propri ambienti esterni e delle persone differenti da lui.

Tra gli stimoli a cui è esposto il bambino, il volto umano è particolarmente interessante. Quando il piccolo guarda il viso della madre nello sguardo madre bambino, si rispecchia nelle sue espressioni e suoni che, in modo contingente, lei stessa emette rivelando quanto espresso dal bambino, proprio come in un confronto con uno specchio! In questo modo, si condividono stimoli che sempre più risultano dotati di significato per il figlio/la figlia. La ripetizione della condivisione di tali significati farà sì che il piccolo possa incominciare a riconoscere l’esistenza di un mondo interno, fatto di sentimenti ed emozioni, e dunque ad abbozzare dei confini tra il sé e l’altro all’interno della loro relazione.

È anche il gesto deittico, ovvero l’indicare, ad essere molto importante! L’indicare costituisce infatti una modalità di mettere in connessione il bambino e il caregiver. Indicando, il piccolo non soltanto vuole raggiungere un obiettivo che da solo non potrebbe ottenere (ad esempio, ricaricare il trenino a molla per vederlo ripartire), ma desidera condividere un’esperienza. Questo movimento può segnalare l’ingresso nella consapevolezza di essere distinto dal proprio ambiente e di trovarsi in una relazione con il diverso da sé in infanzia.

Dall’iniziale fusionalità madre-figlio, passando per la definizione dei confini, inizia poi ad affacciarsi anche la differenziazione tra il sé e l’altro. Il bambino comincia a scoprire la propria soggettività dalle prime interazioni con chi si prende cura di lui. Di seguito, la coscienza del proprio sé aumenterà con il rendersi conto che si è un soggetto, un’entità distinta dal caregiver e dal resto del mondo. Così il piccolo potrà intraprendere nuove interazioni e legami perché in grado di comprendere che vi è un altro, un altro diverso da sé!

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