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Aborto spontaneo Francesca Barra e tutte noi

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La bella Francesca Barra che abbiamo visto in questi giorni a Venezia si portava con sé sul red carpet un grande dolore, quello della perdita, a fine maggio, del figlio che aspettava con Claudio Santamaria: un dolore grande ma molto sottovalutato, l’aborto spontaneo.

Ne aveva già parlato allora, ma è tornata a parlarne in un lungo post su Instagram raccontando anche del suo corpo ferito, segnato, della sua pancia vuota, “che è la tua pancia senza di lui”. Senza quel bambino desiderato e già amato. Perché certe cose non passano nel giro di un estate.

Un dolore sul quale gli altri tendono a passare veloci, con qualche frase distratta e di circostanza. Un paio di anni fa ne aveva parlato la giornalista di The Guardian Janet Murray che si chiedeva in un video perché quello dell’aborto spontaneo sia un argomento trascurato, un evento doloroso rispetto al quale però alle donne non resta che soffrire in silenzio.

In effetti quello dell’aborto spontaneo è un tema delicato del quale non si parla o del quale si parla male, sebbene una gravidanza su cinque, ma anche di più secondo alcuni studi, finisca così. Brava quindi Francesca Barra che ha avuto il coraggio di parlarne perché chi ci è passata, sa che si tratta di un vero e proprio lutto che come tale andrebbe considerato.

Direi che sono 4 le cose da non dire a chi ha vissuto un aborto spontaneo:

– “Succede spesso”.

Poco importano le statistiche a una donna che ha vissuto un così grande dolore. A meno che non siamo la ginecologa della mamma in questione, lasciamo perdere i numeri e concentriamoci sull’unicità del dolore della nostra amica.

– “La gravidanza era solo all’inizio, dai”.

In questo caso come in altri, la gara a chi sta peggio non ha valore e nessun effetto consolatorio su chi si sentiva la vita scoppiare dentro e poi si è ritrovata improvvisamente vuota. Ogni dolore è individuale e unico, il paragone non aiuta e neanche il famoso “mal comune mezzo gaudio”.

– “Ne avrai altri”.

Ogni difficoltà legata alla maternità, al concepimento e ai figli, coinvolgendo così profondamente l’essere di una donna, è compiuta in sé, seria e degna di rispetto e di lacrime.

Certo, se ne potranno averne altri, ma non sarà più quel bambino lì, che una mamma, e solo una mamma, già conosceva e amava perché era dentro di lei.

– “Evidentemente il feto aveva dei problemi”.

Ok, questo di sicuro l’ha già detto la ginecologa. Di fatto, anche se è vero che probabilmente c’era qualche problema, qualcosa che non andava, per cui la natura, seguendo le sue strade tortuose e talvolta imperscrutabili, ha compiuto inesorabile il suo corso, i ragionamenti razionali non danno molto sollievo: una mamma che perde il suo bambino mentre lo aspetta non ragiona, soffre e basta.

Parlo dell’aborto spontaneo, argomento doloroso ricordando una mia esperienza di tanti anni fa e pensando a tutte le mamme che vivono oggi questo lutto. Certo, il dolore poi lascerà spazio a nuove speranze, a nuova vita. Ma anche dopo tanti anni ci si chiederà come sarebbe stato quel figlio, quanti anni avrebbe, di che colore aveva gli occhi, a chi somigliava. E si saprà di essere state madri anche quella volta, anche se nessuno lo sa, anche se tutti hanno già dimenticato. Non vergognatevi di soffrire, anche se il vostro bambino era solo un puntino pulsante sullo schermo dell’ecografo. Per voltare pagina si deve piangere finché non se ne ha più voglia.

E poi, certo, come tutte le cose della vita, passerà.


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