DISTURBO DA DEFICIT DI NATURA

DISTURBO DA DEFICIT DI NATURA

Mi ritengo fortunato perché appartengo a quella generazione che ha visto nascere i computer, quando ancora c’era molto da scoprire in quell’ambito, anche per noi ragazzi: lo stupore della tecnologia, i primi rudimentali videogiochi, ma soprattutto, il sogno di possibilità infinite che l’elettronica ci faceva intravedere. Sono diventato ingegnere inseguendo quel sogno.
Tuttavia, oggi, siamo in una fase di stallo, dove al fascino del nuovo è subentrata l’attrattiva della routine.

Avete mai visto i recenti videogame?

Ci sono elementi rimbalzanti, roteanti, strabilianti, estasianti che si adoperano per raggiungere un risultato, per primeggiare su tutti, spesso devastando e demolendo ogni cosa a ritmo serrato, secondo countdown assillanti, accompagnati da frastuoni, sibili e schiamazzi. I nuovi videogame, in fondo, sono tutti uguali. Un mondo virtuale parallelo a quello reale è stato creato, distorcendo ed esaltando alcuni aspetti della realtà.
È nato un nuovo linguaggio, una modalità comunicativa che aggrega i giovani e non solo. Il mercato dei videogiochi produce dipendenza.
Cosa importa se i nostri figli passano ore davanti agli schermi delle tv e dei computer?

Non c’è tempo per uscire, il mondo reale è meno attrattivo di quello virtuale e poi, è meno pericoloso, ma sarà vero?

Molti psicologi sono convinti che passare molto tempo nella realtà rappresentata dai videogiochi possa influenzare la psiche del giocatore. In altre parole, il giocatore potrebbe formarsi una percezione di se stesso, della società e delle altre persone, a partire dal mondo e dalle caratteristiche dei videogiochi, piuttosto che dalle sue interazioni con il mondo reale.
Va notato che questo tipo di gioco non è nocivo di per se stesso, ma il suo utilizzo incondizionato e spropositato può dare origine a videomania o videofissazione, due aspetti diversi di un meccanismo di dipendenza: il primo legato ad un interesse esclusivo verso il mondo dei videogiochi, l’altro in riferimento all’esposizione prolungata ad un videogame, senza pause, completamente assorbiti dal gioco, in silenzio e spesso, in una stanza poco illuminata.
Secondo uno studio condotto dal Children’s Hospital and Regional Medical Center di Seattle, ogni ora passata al giorno davanti al televisore dai bambini in età prescolare, aumenta del 10% la possibilità che essi sviluppino, prima dei sette anni, problemi di concentrazione e altri sintomi tipici del disturbo da deficit di attenzione. Abbagliata da un eccesso di stimoli e di velocità, la mente infantile ne risente: non riesce a concentrarsi, a collegare momenti diversi della narrazione, a simbolizzare e comprendere ciò che sta vedendo.

 

Per Richard Louv, pedagogista statunitense:

Serve del tempo, libero e non strutturato, per sperimentare la natura in modo profondo.

Louv lancia un campanello d’allarme riguardo ad un rilevato disturbo da deficit di natura che investe sempre più i ragazzi cresciuti in ambienti chiusi, dove il gioco è ormai assolutamente virtuale, dispensato attraverso computer, televisori e videogame. Il contatto con la natura è ostacolato da impedimenti, sia di tipo strutturale, che culturale. Da un lato, c’è la modellazione dei grandi agglomerati cittadini che lasciano poco spazio alle zone verdi, dall’altro, c’è la carenza di tempo libero e la paura degli spazi naturali non sorvegliati. Inoltre, la cultura moderna attribuisce scarso valore al gioco in mezzo alla natura, favorendo invece un’attività più strutturata. Oggi, i giovani sono molto impegnati in una serie di attività cosiddette ricreative, che ben poco hanno a che fare con il gioco.
Il rischio, più a lungo termine, è che bambini cresciuti senza alcun legame con natura e animali, diventino adulti, con mille problemi, disinteressati al mondo che li circonda. La preoccupazione non è solo per i singoli, ma per l’intero pianeta, che in un futuro potrebbe pagare il prezzo di questo disinteresse crescente. Sebbene i sintomi si manifestino soprattutto nei bambini, è probabile, che la sindrome da deficit di natura sia oggi una malattia che, in senso lato, affligge tutto il mondo occidentale o gran parte di esso. Louv parla di malattia dell’anima prima ancora che del corpo, un’anima che ha perso la capacità di conoscere attraverso il corpo.

Siamo di fronte ad una crisi del sentire, stiamo perdendo la facoltà di conoscere direttamente il mondo.

Sono padre di un ragazzo di dodici anni che è appassionato di videogame. Ho imparato a giocare con lui, impugnando il controller della Playstation e soprattutto divertendomi insieme a mio figlio. Così mantengo aperto un canale di comunicazione e la curiosità è contagiosa: il mio autentico interesse nell’avvicinarmi al suo mondo virtuale ha stimolato in lui la curiosità di scoprire il meraviglioso che c’è nel mondo naturale. Gli racconto delle mie avventure di quando avevo la sua età e lui stesso sta iniziando a sperimentarle.
È una conseguenza inevitabile, è un fattore di riconnessione con la natura. Poiché il mondo esterno e quello interiore sono collegati attraverso i sensi e l’ambiente naturale è la fonte principale della stimolazione sensoriale, i ragazzi sono naturalmente portati a sperimentarsi attraverso la natura.
Occorre trovare il modo d’innescare questo processo, poi la natura farà il suo corso.

di Maurizio Luerti – Counselor e ingegnere, ha lavorato per molti anni nel settore delle telecomunicazioni e in quello elettro-medicale. Svolge attività di Counseling rivolto ad adolescenti presso sportelli d’ascolto in istituti scolastici. Conduce gruppi di crescita nella natura. Promuove il Counseling attraverso conferenze sia pubbliche che private. Collabora con l’associazione non profit La mela e il seme.

Riferimenti bibliografici: RICHARD LOUV, L’ultimo bambino nei boschi, Milano, RCS, 2006

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