Non solo un bisogno: fame e allattamento

fame e allattamento

Vi siete mai chiesti per quale motivo spesso accade che i neonati rimangano attaccati al seno anche quando è stato soddisfatto il loro bisogno primario della fame? Uno dei motivi principali è che il rapporto con il cibo si presenta secondo una duplice natura. Da una parte, infatti, il cibo rappresenta l’oggetto di un bisogno ed è quindi legato ad un oggetto concreto, il latte o gli alimenti che siamo soliti acquistare al supermercato, che è necessario per il bambino per soddisfare un suo bisogno primario, la fame appunto. Dall’altra invece, il cibo rappresenta un oggetto di piacere necessario per nutrire il cuore e che in questo caso non risponde ad un bisogno bensì ad una domanda d’amore.

Questo secondo aspetto, la domanda d’amore, si riferisce al fulcro dell’amore stesso e ha sempre a che fare con il desiderio dell’altro, ossia con il riconoscimento di essere per l’altro un soggetto unico e insostituibile, come lo è ogni neonato per la propria mamma.

Ciò è strettamente legato al concetto di dipendenza, che rappresenta un elemento caratteristico della natura umana ed implica il fatto che l’azione dell’altro – in questo caso espressa attraverso il nutrire – non si limiti soltanto ad una soddisfazione fisiologica (riempire lo stomaco) bensì risponda al desiderio di essere desiderati (riempire il cuore).

La domanda d’amore si riferisce quindi a un desiderio e rappresenta il modo in cui i bambini chiedono di essere riconosciuti come soggetti dal valore unico, cercando risposta al quesito fondamentale «chi sono io per te?».

Una volta soddisfatto il bisogno, il desiderio rappresenta ciò che rimane della domanda e quindi la richiesta del neonato non riguarda più soltanto il cibo o il latte. Per usare le parole di Pamela Pace, psicoanalista e presidente dell’Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus, contenute nel testo SFAMAMI. Attualità della clinica psicoanalitica dei disordini alimentari in età pediatrica. Dieci anni dopo (Edizioni Mimesis 2021 disponibile nelle librerie e online a questo link) è come se il bambino dicesse: «Sfamami, dammi qualcosa d’altro oltre al cibo. Dammi la tua presenza».

Fame e allattamento: non solo necessità fisiologica ma domanda d’amore

Nella prospettiva della psicoanalisi, il bisogno, ossia la fame, richiede il seno per ricevere il latte materno e il desiderio richiede il seno in risposta alla domanda d’amore, domanda che vede la madre come l’incarnazione dell’oggetto del piacere necessario a nutrire il cuore.

Quello dell’allattamento, dunque, è un momento all’interno del quale si crea uno scambio relazionale che ha come protagonisti la mamma e il bambino e in cui la prima si rende disponibile ad offrire e il secondo, dal canto suo, si prepara a ricevere il latte-cibo. L’iniziale colloquio, verbale e non verbale, tra i due nutre quindi entrambi, permettendo così l’inizio di un rapporto d’amore unico e insostituibile che prolunga il primordiale legame cominciato durante la gravidanza.

Ecco come l’atto nutritivo diventa allora una danza armonica a cui partecipano indistintamente madre e bambino, nella quale la forte relazione tra cibo e amore è allo stesso tempo ciò che nutre e ciò di cui necessitano entrambi per nutrire i loro cuori.

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