#METOO, LA LUNGA STRADA DA PERCORRERE

Nasceva un anno fa il movimento Non una di meno e poi, lo scorso autunno, l`hashtag #MeToo in seguito al caso Weinstein. Ancora un anno di femminicidi, di stupri e soprusi. Qualcosa si muove, forse, ma la strada è ancora lunga. E non solo perchè comunque gli uomini continuano a detenere in tutti i campi le posizioni di maggiore potere e prestigio, ma anche perchè noi stesse fatichiamo un po` a prendere reale consapevolezza del nostro valore e ad essere veramente solidali. Anche se qualcosa si muove, non solo all`esterno ma anche dentro di noi, un certo tipo di mentalità è ancora appannaggio, credo, non solo degli uomini, ma anche di noi donne, che poi la subiamo. Il “se l`è cercata” nel caso di una vittima di stupro o del “che cretina che è rimasta con il marito violento tutto questo tempo” oppure ancora del “se gliel’ha data era perchè le andava bene, facile lamentarsi adesso che è famosa”, sono tutti pensieri, idee, uscite e sentenze (non poco superficiali) che anche noi donne sputiamo senza troppe remore.

Anche nel nostro quotidiano, sono davvero troppe le occasioni in cui noi, proprio noi, donne nate nell’ultimo trentennio del secolo scorso, abbiamo portato avanti quella mentalità che in questo giorno diciamo di voler combattere.

Lo abbiamo fatto ogni volta che abbiamo dato per scontato, a parità di stanchezza a fine giornata, di dover essere noi a preparare la cena e non il nostro compagno.

Ogni volta che non ce la siamo sentita di chiedere aiuto, perché noi stesse, troppo spesso, percepiamo la gestione della casa e la cura dei bambini un dovere più nostro che dell’uomo che ci sta accanto.

Ogni volta che, per amore di pace o forse per un inconsapevole senso di colpa o inferiorità, abbiamo lasciato che un uomo ci trattasse male e ci svilisse.

Ogni volta che abbiamo pensato che la bellezza avrebbe potuto darci una mano a sistemarci trovando un uomo ricco, o a farci strada sul lavoro.

Ogni volta che abbiano sfruttato la situazione e i nostri figli per rovinare economicamente un uomo in seguito a una separazione.

Ogni volta che non ci siamo sentite all’altezza, in quanto donne, di posizioni di lavoro o di titoli si studio.

Ogni volta che abbiamo preferito essere operate da un chirurgo uomo, o salire su un aereo pilotato da un uomo o che abbiamo preferito votare alle elezioni un uomo, solo perché tale. 

Ogni volta in cui sul lavoro o nelle relazioni abbiamo adottato gli stessi comportamenti e gli stessi atteggiamenti che tanto critichiamo negli uomini.

Ci sono mille, mille occasioni in cui noi per prime ci siamo mancate di rispetto. Sarà il retaggio culturale di secoli, sarà il modo in cui siamo state cresciute. Ma ora, in questi tempi bui, in cui anche i paesi che ci sembravano più avanzati sul piano dei diritti manifestano la pericolosa tendenza a tornare indietro, è ora di smetterla. E di lavorare su se stesse, nella propria quotidianità, nella propria famiglia, con i propri compagni e i propri figli. Per poi essere davvero insieme, forti, e cambiare le cose in un’onda inarrestabile, che noi, ragazze, siamo in grado di fare andare lontano.

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