Mamme senza dimenticarci di noi stesse

Mamme senza dimenticarci di noi stesse

Dovremmo imparare che possiamo essere buone mamme senza dimenticarci di noi stesse.

Capita a noi mamme di dimenticarci chi siamo, o meglio, chi eravamo prima diventare, appunto, mamme. Eppure quella bambina, quella ragazza e poi quella donna se ne sta lì, dentro di noi. Resta seduta da qualche parte, in un angolo del cuore e della mente, mentre accompagnano i bambini a scuola o prepariamo la cena o facciamo o la spesa o lavoriamo a qualcosa che non amiamo. Mentre stiamo stancamente al pc in un ufficio che non abbiamo veramente scelto o lavoriamo a qualcosa che in fondo non ci interessa, per poi correre a scuola o in piscina o a qualche attività; mentre durante una riunione ce ne stiamo lì con il cellulare in mano, pronte ad avvertire la vibrazione di una telefonata dalla scuola o un messaggio nella chat di classe che ci avvisa di qualche sciopero o ci ricorda del pranzo al sacco da portare per la gita.

Qualche volta, sentiamo che la parte più autentica di noi vuole dire la sua, vivere e fare quello che vuole, quello che vuole per sé e solo per sé. Non per la famiglia, per i figli, per il marito o per tutti quelli che da noi si aspettano qualcosa.

In uno di quei momenti che tanto ci meritiamo, ma che non ci concediamo quasi mai, forse perché pensiamo che senza di noi niente possa funzionare a casa, ci ritroviamo ad organizzare qualche giorno solo nostro.
E ci accorgiamo che essere buone mamme senza dimenticarci di noi stesse, è possibile.

Ormai lo sapete: ho scelto dopo tanti anni pendolarismo settimanale di mio marito, di seguirlo con i bambini all’estero. E così, pur restando la solita “Mamma a Milano” che scrive su queste pagine da tanti anni, sono diventata anche una mamma a Bucarest. Ma non mi sono persa, ho tenuto i miei sogni e me stessa ben salda.

Oggi ho accompagnato i bambini a scuola, sono passata da casa a recuperare una borsa con quattro cose dentro. C’era mio marito con tutti i dirigenti della sua azienda, amministratore delegato compreso, che lavorava.

Eh sì, perché anche questo è possibile: se una donna deve correre a inseguire una giornata importante, a raggiungere un traguardo che é solo suo, tutte le riunioni del mondo possono essere organizzate anche a casa. Con pc, caffè e, tra l’altro con il boccione dell’acqua che fa tanto ufficio (che ora abbiamo a casa per motivi rumeni che non sto a spiegarvi).

Sono stata accolta dai francesi come fossi, che so, la nuova Rowling o la Ferrante finalmente in pubblico per la prima volta. Non so cosa abbia raccontato mio marito del mio libro e del suo successo, probabile che abbia esagerato un po’, in ogni caso mi sono sentita una scrittrice vera.

Ho chiamato un taxi (eh sì, in Romania certi lussi ce li si può concedere), sono arrivata in aeroporto. Mi sono regalata una tortina ai lamponi e crema pasticcera e mi sono imbarcata. Ho volato da sola, come non mi capitava da anni. Ho letto e dormicchiato.
Mentre decollavo non ho più pensato al fatto che mio marito dovrà preparare i lunch box, ricordarsi per due giorni quale divisa deve mettersi quale bambino, o chi deve portare le scarpe per la palestra. O pensare alla cena o non farli giocare troppo a Fifa prima di andare a dormire.

Ho lasciato a terra tutti i pensieri e sono stata solo la ragazza che sognava, un giorno, di pubblicare un libro in grado di incidere un piccolo segno nella pelle dei lettori, di arrivare al cuore delle persone, di emozionarle.

E ho capito che non dobbiamo mai dimenticarci chi siamo e che i nostri compagni, se ci amano davvero, possono imparare a fare i salti mortali (quasi) come siamo abituate a fare noi. Possono trasformare la casa in un ufficio e aspettare trepidanti il ritorno a casa dei bambini, possono preparare gustosi pranzetti e non dimenticarsi tutte le cose che i bambini devono portare a scuola.

E se si dimenticano? Il mondo non crollerà, ma noi saremo più felici. 

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