Bambini

Basta con la pipì a letto!

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La pipì a letto, ovvero l’enuresi notturna, è un fenomeno comune che caratterizza l’infanzia di molti bambini.

Si tratta di uno svuotamento completo della vescica in maniera involontaria di notte, durante il sonno. Si può parlare di enuresi notturna passati circa i 5 anni di età: certo è bene non escludere a priori la presenza di un disagio, tuttavia prima dei 4 anni bagnare il letto generalmente interessa maggiormente un problema fisiologico.

Nonostante questo, non dimentichiamo che ogni bambino ha tempistiche diverse nell’acquisizione delle competenze evolutive: anche l’apprendimento del controllo sfinterico quindi è condizionato dalle peculiarità di ciascuno!

È importante infatti tenere conto della soggettività e dell’unicità di ogni individuo, che può crescere secondo ritmi propri e che, anche nell’espressione di una difficoltà, veicola qualcosa di quella soggettività e di quell’unicità.

Inoltre, le cause a cui è possibile ricollegare il sintomo dell’enuresi sono molteplici, nel senso che diversi fattori possono combinarsi e determinare l’insorgenza di questo disturbo: in base a ciò, potrebbe trattarsi di un problema fisiologico (come uno sviluppo più lento della vescica o un sonno profondo), l’espressione di un disagio psicologico, o più semplicemente una ritardata acquisizione dell’abitudine a non bagnarsi.

Spesso, ci troviamo infatti di fronte a un problema di sviluppo o a un disturbo che si risolve nel tempo, trovando una soluzione spontanea.

Tuttavia, fare pipì a letto può anche rappresentare un messaggio che il bambino non riesce a trasmettere con le parole e che quindi traduce in questo comportamento.

Infatti, l’enuresi notturna potrebbe essere specchio di una difficoltà del bambino nell’affrontare determinati eventi stressanti e cambiamenti delle abitudini di vita, o nel gestire alcune emozioni e paure.

Talora, l’enuresi può inoltre assumere una sfumatura di oppositività, manifestando una resistenza da parte del piccolo ad adottare un principio regolatore dei propri bisogni.

È importante poi non dimenticarsi che, nonostante la tenera età, il bambino è un soggetto che vive all’interno di una comunità e di un contesto socioculturale, che scopre a poco a poco e con i quali non è sempre facile relazionarsi: nel proprio percorso di crescita si possono quindi riscontrare delle difficoltà, in particolare se ci sono tanti elementi diversi con cui interagire!

Nella comprensione e nella gestione di una problematica, risultano sicuramente centrali le figure genitoriali, poiché le parole e i comportamenti che mettono in atto accompagnano e influenzano la crescita del figlio, aiutandolo a conoscere ciò che vede come estraneo e nuovo, ma soprattutto a farci i conti.

Certamente, un primo passo verso la risoluzione del problema è cercare di intuire e capire i segnali che il figlio dà per poterli tradurre in risposte adeguate. Inoltre, l’atteggiamento nei confronti del problema ricopre un ruolo non indifferente: innanzitutto, è fondamentale non far sentire il bambino inadeguato o sgridarlo attribuendogli la colpa.

Le punizioni non portano a nulla, se non a farlo vergognare di più, ad abbassare la sua autostima e a rapportarsi con il problema con stress e ansia.

Risultano efficaci, invece, la pazienza e la positività e soprattutto trasmettere al bambino che sono cose che possono capitare, che hanno una soluzione e che di certo non è colpa sua. Il piccolo così si sentirà più sicuro e protetto in casa propria.

Un altro punto di forza è il dialogo: non bisogna evitare di parlare dell’enuresi a causa dell’imbarazzo di aver fatto pipì a letto o della paura, ma al contrario è bene coinvolgere il proprio figlio e cercare delle soluzioni insieme, dimostrandogli che ha il supporto di mamma e papà e che è possibile parlare di ciò che preoccupa o rappresenta una difficoltà.

È saliente quindi che il bambino venga ascoltato e che sia data la giusta attenzione ai suoi gesti e ai suoi comportamenti, con cui spesso cerca di comunicarci qualcosa: con ascolto e attenzione, madri e padri possono accompagnare i piccoli nel loro percorso, garantendo serenità e possibilità di confronto anche nell’affrontare situazioni sì difficili, ma significative per il loro benessere e la loro crescita.

Ascolto e attenzione, infine, sono gli strumenti utilizzati anche dai professionisti che operano nel campo dell’infanzia: tra questi, il pediatra rappresenta sicuramente una figura di grande importanza, capace di offrire spiegazioni, prospettive e anche rassicurazioni, ai bambini così come ai loro genitori.


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