RIFLESSIONI MENTRE LUI E’ A NEW YORK…

La mia riflessione comincia in una fredda mattina di gennaio, sul Malpensa Express: direzione Busto Arsizio, che in un’azienda mi aspettavano.

Nel frattempo, come spesso è accaduto in questi anni, mio marito si trovava niente meno che a New York: no, voglio dire, New York versus Busto Arsizio… Paragoni impossibili (con tutto il rispetto per la città lombarda, tanto più che io sono varesina di origine).

Comunque, mentre qualcuno atterrava al JFK, io approdavo con la M1 in Cadorna e mi accomodavo su un sedile del treno che va all’aeroporto, giusto per solidarizzare col marito, per respirare, diciamo così, un po’ di aria da viaggio transcontinentale.

Ecco che, giusto per rendere più glamour la mia traversata sulle beneamate Ferrovie Nord, si siede proprio vicino a me un signore dal cappello bianco stile panama che, dopo attenta osservazione (e soprattutto dopo aver visto coda di controllori e passeggeri richiedenti selfie) si è rivelato niente meno che Albano Carrisi (diretto, come ho scoperto il giorno dopo grazie a mia suocera, a Berlino, per cantare insieme a Romina, che prima o poi torneranno insieme, va là, che all’amore di “felicità” ci vogliamo tutti credere ancora).

Quella mattina mi sono detta (e non so se capita anche  qualcuna di voi) che in effetti la vita di mio marito è talvolta più scintillante della mia. Non che farei cambio, in realtà, perché amo trascorrere tanto tempo con i bambini. Dunque, che fare?

La soluzione per stare bene, almeno per me, è stata, credo, quella di tenermi sempre un piccolo spazio per me. Non è sempre facile, perché i bambini ci assorbono completamente, specie se piccoli, ma qualcosa di solo nostro dobbiamo tenerlo in piedi, anche a costo di farlo di notte, come me in questo momento.

Ognuno di noi deve avere il suo giardino, da annaffiare, coltivare, di cui prendersi cura, tra una riunione a scuola e un cambio di pannolino, tra un accompagnamento alle attività e una crisi adolescenziale.

Per me è stato più di tutto questo blog, aperto nel 2010, e tutte le cose belle che ne sono derivate, tutte le cose che ho realizzato e, soprattutto, quelle che ancora non ho realizzato ma alle quali sto lavorando. Per altre è stato magari lo sport, o l’arte, o un lavoro amato, una qualunque passione. Qualsiasi cosa ci ricolleghi a quello che siamo state prima.  Prima dei figli, prima dei mariti in carriera, prima che qualcuno ci chiedesse un pezzo di noi, sempre più grande.

Non rinunciamo a noi stesse. Costa sacrificio, a volte, ma è l’unica strada che abbiamo per essere felici.

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